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Alla scoperta di Sellafield, dove anche il lavoro è “tossico”

 

In questi giorni, mentre i leader dellaCop28anelavano al rilancio delnucleare, è balzata agli onori delle cronache la notizia di unaperdita di materiale radioattivonel sito britannico diSellafield, che si occupa di stoccaggio e smaltimento da decenni. Si tratta del più grande deposito europeo di scorie, anche italiane, e diplutonioin particolare. La sua storia, fino ai giorni nostri, è costellata di incidenti, incendi e presuntiattacchi hacker, che hanno alimentato la sua fama di luogo molto pericoloso e aumentato i timori nei confronti della sicurezza internazionale. Ora, dopo un anno di ricerche, l’inchiesta “Nuclear Leaks” diAlex Lawson a Anna Isaac suTheGuardianpunta i riflettori su questo impianto, definendolo il sito «più tossico d’Europa», anche attraverso i pareri di alcuni dei suoi 11.000 lavoratori che lo descrivono come un «pozzo senza fondo di inferno, denaro e disperazione», oltre che come «una Narnia nucleare».A difendere Sellafield resta la contea della Cumbria, alla quale l’impianto offre una fiorente economia e opportunità di lavoro a intere famiglie per generazioni, mentre nella zona il tasso di suicidi è più alto del 50% rispetto alla media inglese. Latossicitànon è solo nellescoriema è anche quella dellacultura del lavoromalsana che avvolgerebbe da sempre lo stabilimento. A denunciarlo è una dozzina di attuali ed ex dipendenti in uno dei filoni dell’indagine giornalistica, arrivando a prospettare che episodi dibullismo, molestiesessuali,razzismoemisoginia, oltre a casi di utilizzo didroghe, possano mettere a rischio lasicurezza- proprio come accaduto nei disastri nucleari diChernobylnel 1986 e Fukushima nel 2011 – facendo aumentare le probabilità diincidenti, sabotaggi, suicidieterrorismo. Dai racconti delle persone emergono alcuni dettagli.Il dipartimento delle risorse umanedel sito manterrebbe un approccio “bully, break, bribe”, letteralmente “bullo, pausa, tangente”, nella gestione deilavoratoriche osano sollevare preoccupazioni sui colleghi e sulla sicurezza. Le ricerche diLawson e Isaacavrebbero riscontrato più di unsuicidiolegato a pressioni subite nell’ambito del proprio impiego, testimonianze relative aviolenze sessualie infine casi di membri del personale che portano regolarmentecocainacon sé nell’impianto, tenendo da parte campioni di urina non contaminata per aggirare i test antidroga casuali. I medici del lavoroinoltre hanno rilevato un alto numero di gravi episodi di malattia mentale e tentativi di suicidio. Sellafield Ltdha prontamente risposto all’inchiesta: «Siamo incredibilmente orgogliosi della nostra forza lavoro di livello mondiale e non riconosciamo l’opinione delGuardiancome davvero rispecchiante la cultura diSellafieldoggi. Gran parte dei commenti delGuardiansi basa sulle opinioni di un ex appaltatrice,Alison McDermott, assunta daSellafield Ltdper un totale di 21 giorni nel 2018. Il suo contratto è stato legalmente rescisso a causa di problemi di prestazioni. Questa è stata la sentenza dell’Employment Tribunal, poi confermata in appello. Siamo aperti sullequestioni storico-culturalie ci siamo concentrati su di esse». McDermottha spiegato di essere stata licenziata dopo aver detto ai manager che doveva essere condotta un’indagine sulle accuse dimolestie sessualie su un successivo insabbiamento. La società si affretta quindi a ribadire come non esista alcun rischio perla sicurezza pubblicache sia legato a questi temi e continua: «La salute mentale e il suicidiosono complessi e colpiscono persone di tutti i ceti sociali. Ogni suicidio è una tragedia per tutti coloro che ne sono toccati. Non ci risulta che sia stato stabilito alcun legame tra il lavoro aSellafielde l’aumento del rischio di suicidio. Nessuna autorità pubblica ha mai sollevato un legame tra il lavoro aSellafielde l’aumento del rischio di suicidio. Non ci sono prove di una prevalenza insolitamente alta di suicidi tra la nostra forza lavoro. Ci sono anche riferimenti aaggressioni sessuali e molestienel reportage diTheGuardian. Abbiamo chiesto alGuardianle prove per indagare in quanto non siamo a conoscenza delle specifiche di queste affermazioni.TheGuardiannon le ha fornite. Esortiamo chiunque sia a conoscenza di queste affermazioni a fornire dettagli in modo da poter agire». Pare però chela Cumbriasia diventata una sorta di bolla isolata in cui è difficile far davvero emergere queste problematiche, soprattutto a causa della paura di perdere occasioni dilavoro.

Redazione

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