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Comunicare oltre gli stereotipi di genere: la guida

 

Abuso sessuale o stupro? Provita o antiscelta? Outing o coming out? L’avvocato donna o l’avvocata? Quando si parla o si scrive di questioni di generebisogna scegliere le parole giuste, soprattutto quando la comunicazione si focalizza su casi che hanno a che fare con la violenza di genere. Il racconto fatto dai media nelle ultime settimane dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin è solo uno degliesempi di cattiva informazione. A portare l’attenzione sul modo in cui si comunica e a sottolineare lanecessità di chiamare le cose con il loro nome– perché nominare significa far esistere – è l’Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo (Aidos) che ha pubblicato la brochureComunicare oltre gli stereotipi,una guida per il contrasto e la decostruzione degli stereotipi di genere. Progetto Poster, per chi vuole superare gli stereotipi Aidos lavora da oltre quarant’anni alla realizzazione diprogetti che hanno al centro i diritti di donne e ragazzee nel corso degli anni si è sempre occupata di stereotipi e violenza di genere. Lo ha fatto, per esempio, con la guidaMind the gap, sugli stereotipi di genere in ambito educativo.Quest’anno, il focus è sulla comunicazione. «È una guida pensata per chi scrive, per chi fa radio o tv, quindi per giornaliste e giornalisti, ma anche per esperte di comunicazione, ma pensiamo possa essere utile anche a chi non è strettamente legato al mondo della comunicazione», spiega aLa SvoltaSerena Fiorletta, responsabile comunicazione di Aidos. Questa brochure fa parte di “Poster – Pratiche oltre gli stereotipi”, un progetto più ampio iniziato a maggio e che andrà avanti fino a giugno 2026. Le attività di questo progetto si svolgeranno tutte in Italia «perché pensiamo ce ne sia profondamente bisogno.Lo scopo è promuovere l’uguaglianza di genere, il contrasto alla violenzae rafforzando anche la consapevolezza della società civile», dice Fiorletta. Tra i percorsi che Aidos si propone di sviluppare ci sonoworkshop per studentesse e studenti, per professioniste e professionisti dei media, per insegnantie che cercano di coinvolgere anche altre figure del personale educativo. Ilfocus sarà sugli stereotipi di genere, il loro impatto e come superarli facendo qualcosa di concreto. Come raccontare la violenza di genere «Comunicare oltre gli stereotipi» – dice Fiorletta – «è un primo passo: ci sono degliesempi pratici su cosa dire, cose evitare, ci sono delle checklistche possono aiutare il lavoro giornalistico e poi ci sono anche delle delle pagine in cui si sfatano alcuni dei miti più comuni». La brochure è divisa in4 sezioni tematiche: violenza di genere, aborto e salute riproduttiva, diritti delle personeLgbtqai+e gli stereotipi di genere sulle donne nella sfera pubblica. Per ciascuno degli argomenti trattati, il vademecum riportaun elenco di risorse onlineda consultare e rimanda ad altre associazioni da contattare per reperire ulteriori informazioni. «Il problema della violenza di genere è sociale e culturale,non è un’emergenza ma nella società patriarcale è sistemico. Si possono mettere in atto tutta una serie di azioni e soprattutto si può fare tanta prevenzione. Anche per scardinare queste dinamiche abbiamo deciso di lavorare sugli stereotipi», afferma Fiorletta. La guida è stata pubblicata il 26 novembre: «Abbiamo deciso di lanciarla il giorno successivo alla giornata mondiale contro la violenza di genereper mantenere alta l’attenzione», precisa Fiorletta. La guida è statascritta da Valentina Fanelli e Serena Fiorlettain collaborazione conComunicattive | Comunicazione di un certo genere, un’agenzia di comunicazione femminista. Alla brochure hanno contribuito anche altre persone esperte e attivistǝ che lavorano su questi temi, come Eleonora Cirant, Barbara Leda Kenny, Barbara Bonomi Romagnoli, Fau Rosati, Lud Sciannamblo. Fare formazione capillare Tanta violenza si annida nel modo in cui parliamo e scriviamo ei media contribuiscono a perpetuare e rafforzare gli stereotipi di genere, ma possono anche essere – grazie a una formazione adeguata – promotori del cambiamento. Aidos è convinta chepercorsi capillari di formazione possono aiutare a decostruire i pregiudizi. Secondo Fiorletta infatti «è importante che le giornaliste si organizzino e facciano formazione alle proprie colleghe e colleghi che non sono abbastanza preparati sui temi della violenza di genere. Però serve anche un’alleanza con altre realtà, con la società civile, le università». I prossimi step del progetto, infatti, prevedono degli incontri formativi in scuole, università e redazioni. Fiorletta immagina e si auspica che da oggiComunicare oltre gli stereotipisarà sulle scrivanie e nei pc di giornalisti e giornaliste;una guida pronta per essere consultata all’occorrenza. Una brochure che «vuole essere agile e non esaustiva, un primo passo. Cambiare il linguaggio è un percorso lento», conclude Fiorletta.

Redazione

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