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Cop28: Paesi divisi sul futuro del fossile

 

Funziona così: quasi tutti i Paesi del mondo riconoscono che lacrisi climaticache stiamo vivendo è collegata alleemissioni climalterantiprovenienti dall’uso difonti fossili, ma le soluzioni al problema sono differenti a seconda degli interessi economici. Il punto cruciale della prossimaCop28,che inizierà a fine mese, sarà proprio questo: si arriverà a una data per il phase-out del fossile? Ci sarà un allineamento globale diverso nel riconoscere la necessità di un’azione urgente, fatta più di atti concreti (decarbonizzare) che di palliativi (puntare su tecnologie che ancora non garantiscono risultati su larga scala)? Quella sui combustibili fossili è ormai una partita giocata sulla dialettica: il blocco mediorientale per esempio, guidato da quegli Emirati ricchi di petrolio, riconosce il problema ma punta a risolverlo non parlando di“fine produzione delle fonti fossili”ma di“riduzione delle emissioni”. Come? Sponsorizzando e rilanciando l’idea ditecnologie che possano assorbire e stoccare la CO2, anche se a oggi non stanno dando risultati importanti su scala globale. Come a dire: continuiamo con petrolio, gas e carbone, ma lo “ripuliremo” grazie alle tecnologie. Una visione spesso sposata dai Paesi più ricchi che, per la transizione ecologica ed energetica, puntano ancora per un po’ (usando come lessico“uscita graduale”)sui combustibili fossili. L‘eliminazione graduale(ma attenzione, nessuna data precisa per l’addio) è anche alla base delle visione dellaHigh Ambition Coalition (Hac)un gruppo di diverse nazioni, fra cuiFrancia, Spagna, Svezia,isole del Pacificoe altre, che ha ribadito la sua strategia per un’uscita graduale del fossile anche nei colloqui preliminari dellaCop28che si sono svolti ad Abu Dhabi. “I combustibili fossili sono alla radice di questa crisi. Dobbiamo lavorare insieme per sviluppare un approccio globale all’accesso all’energia pulita e per accelerare la transizione dai combustibili fossili”si legge in una dichiarazionefirmata 15 ministri, alcuni provenienti dai Paesi più poveri come Etiopia, Vanuatu e Samoa. In passato, come per gli “statement” della Cop26,anche l’Italia aveva sostenuto le posizioni dell’Hac,ma in questo caso il nuovo testo che chiede la riduzione della “produzione e l’uso” dei combustibili fossili con una “urgente eliminazione graduale della produzione di energia elettrica a carbone” vede la sigla solo dei rappresentanti di 15 Paesima non del nostro. Propriola questione fossile sta infatti dividendo i vari Stati membri dell’Ueche tra piani, obiettivi e prospettive economiche hanno idee diverse sul futurofossil free, riunendosi però tutti sotto la bandiera europea che, come da posizione negoziale, punta sulla capacità di energia rinnovabile che dovrà essere triplicata entro il 2030. A differenza del Medio Oriente e del presidente della Cop28, il sultano Al Jaber, le nazioni dell’Hacaffermano inoltre che letecnologiecome lacattura e lo stoccaggio delcarboniopromosse dalle industrie dipendenti dai combustibili fossili“non dovrebbero essere utilizzate per ritardare l’azione sul clima”. Anche quello sulle tecnologie di cattura e stoccaggio resta un elemento fortemente divisivo (nell’Ue e nel mondo) in vista della Conferenza delle parti sul clima. Ovviamente, quando si parla di fossili, gli interessi economici e i contesti geopolitici portano spesso a indicazioni di parte.GliUsaper esempio si sono concentrati su appelli per chiedere la fine del carbone, fossile che, nonostante le tante rinnovabili,è ancora fondamentale per la Cina. Alla fine la sensazione è che, durante i lunghi negoziati di Dubai, sarà davvero complesso trovare una visione comune sul futuro di quei combustibili che tutti riconoscono come il problema principale relativo alla crisi del clima, ma per cui tutti vogliono trovareuna soluzione ad hoc a seconda dei propri interessi economici.

Redazione

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