Sono sempre più frequenti gli articoli che denunciano le emergenze causate dalle varie espressioni dellacrisi idricanel nostro Paese. Crisi che, se fino a qualche anno fa poteva essere considerata un’emergenza, oggi si rivela unasituazione sistemicache coinvolge territori sempre più ampi per periodi prolungati nel corso dell’anno. Un articolo di Alessandro Cicognani, pubblicato daRepubblica, evidenzia un aspetto fondamentale da considerare nell’analisi della situazione:non si possono attribuire le drammatiche carenze idriche del nostro Paese esclusivamente alla crisi climatica. La condizione nel quale versa l’enorme patrimonio delle infrastrutture idriche dipende in primo luogo dalla loro vetustà. A fronte di una vita utile massima di 40 anni prevista dalle regolamentazioni,il 36 % delle condotte per acqua potabile in Italia ha più di 50 anni. La conseguenza di ciò è chele perdite diacquasfiorano e, in certe regioni superano, il 50%. Negli ultimi anni, e grazie anche alla spinta data dai fondi messi a disposizione del Pnrr, si è cercato di tamponare la situazione mettendo in atto azioni votate allasostituzione delle line più danneggiatee allariduzione delle perdite. A questo, sottolinea l’articolo, si sono aggiunte operazioni mirate all’aumento delle capacità di invasoe a quello delle fonti di approvvigionamento, grazie a unmaggiore utilizzo dei dissalatorie a un migliore delle acque reflue. Ma tutte queste azioni non saranno sufficienti se non accompagnate da un sistematico approccio allaprevenzione del danneggiamento delle infrastrutture. Quasi il 40% delle condotte e la maggior parte delle grandi adduttrici di trasporto idrico sono costituite da tubazioni in ferro e acciaio, e pertanto soggette a fenomeni di corrosione. Tubazioni nuove, appena posate, potrebbero iniziare a perdere acqua in breve tempo se non adeguatamente protette. Una soluzione potrebbe essere rappresentata dal trasferimento tecnologico di pratiche ormai consolidate nel settore del trasporto e della distribuzione del gas, come ha affermato Paola Rocchetti, presidente di Apce (Associazione per la Protezione dalle Corrosioni Elettrolitiche) a un convegno tenutosi a Bologna lo scorso 12 ottobre nella cornice della FieraH2O, sottolineando anche quantopreservare le reti idriche sia un dovere centrale per chi dovrà gestire in futuro un bene primario come l’acqua. Per troppi anni abbiamo pensato che l’acquafosse una risorsa abbondante e poco costosa, sulla cui tutela non valesse la pena di investire. Diventa oggi sempre più necessario iniziare invece davvero a considerarla come ilbene prezioso e insostituibile che è in realtà, tutelando anche l’immenso patrimonio di infrastrutture che permette a tutti un libero ed equo accesso a questa risorsa vitale.
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