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I batteri che mangiano la plastica dispersa in mare

 

Il problema della plastica nei mari sta assumendo dimensioni sempre più importanti, basti pensare che il soloMar Mediterraneo ogni anno si riempie di 570.000 tonnellate di questo derivato del petrolio. La ricerca di possibili soluzioni fortunatamente non si arresta: una delle ultime soluzioni sperimentate prevede la costruzione di barriere speciali, leInterceptor Barricade, capaci di bloccare la plastica nei fiumi prima di arrivare al mare. Oltre oceano invece, negli Stati Uniti, i ricercatori dell’University of North Carolinahannogeneticamente modificato due specie di batteri che insieme sono capaci di produrre enzimi in grado di scomporre il polietilene tereftalato (Pet). Infatti, come dichiarato da Nathan Crook, coautore dellaricerca pubblicata su AIChE(American Institute of Chemical Engineers Jurnals), «un’opzione è quella di estrarre la plastica dall’acqua per poi portarla in discarica. Sarebbe meglio, però, se potessimo scomporre queste materie plastiche in prodotti che possono essere riutilizzati. Affinché funzioni, hai è necessario trovareun modo economico per scomporre la plastica. Il nostro lavoro è un grande passo in quella direzione». I ricercatori hanno infatti selezionato due batteri: il primoVibrio Natriengens, è capace diprosperare nell’acqua salata riproducendosi molto velocemente, il secondo,Idonella Sakaiensis, produce gli enzimi che permettono di“scomporre” e distruggere il Pet. I Dna dei due batteri sono stati isolati, prelevando gli enzimi delSakaiensische attaccano il Pet, e incorporati in unplasmide, che sono sequenze genetiche capaci di replicarsi in una cellula indipendentementedalle “istruzioni” contenute nel suo cromosoma. Gli scienziati hanno preso i geni deiSakaiensise li hanno introdotti nei batteriNatriengens. E hannodimostrato che i batteriNatriengensmodificati sono in grado di “scomporre” la plastica Pet in un ambiente di acqua salata a temperatura ambiente. «Da un punto di vista pratico, questo è anche il primo organismo geneticamente modificato che conosciamo che è in grado di abbattere le microplastiche Pet in acqua salata. È importante, perchérimuovere la plastica dall’oceano e lavarlasciacquandola dai sali ad alta concentrazione prima di iniziare qualsiasi processo relativo alla rottura della plasticanon è economicamente fattibile», afferma Tianyu Li, primo autore dell’articolo e dottorando presso laUniversity of North Carolina. La ricerca è però ancora in corso: gli scienziati vorrebbero modificare direttamente il genoma delNatriengensper renderlo capace di degradare la plastica, e in grado di nutrirsi dei sottoprodotti che produce quando disgrega il Pet, arrivando infine aprodurre come prodotto finale una molecola che sia utile per l’industria chimica. Ed è questa ultima parte la sfida più difficile, come sottolinea Nathan Crook, coautore della ricerca.

Redazione

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