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Blue economy: l’Italia terza in Europa

 

Impiego di nuove energie rinnovabili, bacino di prodotti ittici, ricerca contro i cambiamenti climatici e sfruttamento delle risorse minerarie: con questi obiettivi, ilmaresi conferma una risorsafondamentale per l’economia italiana e non solo. Lablue economyconsiste nell’impiego delle risorse del mare per la crescita e lo sviluppo dell’economia tramite lacreazione di posti di lavoroe la fornitura deimezzi di sussistenza, con particolare attenzione alla preservazione e allasostenibilità dell’ambiente e degli ecosistemi. È proprio per le sue potenzialità che il Ministero per la Protezione civile e le Politiche del mare, in collaborazione con l’European House – Ambrosetti,ha inaugurato laprima edizione del Forum Risorsa Mare. Durante l’evento, il Governo ha presentato ilPiano Nazionale del Mare: lo strumento ministeriale per il debutto di una politica marittima composto da16 direttive, che comprendono la valorizzazione ambientale, logistica e lo sviluppo del sistema portuale. «Il Piano del Mareè un ottimo punto di partenza per semplificare la governance di un comparto molto complesso e soggetto a una forte competizione internazionale. L’Italia ha le carte in regola peraffermarsi come un player di rilievointernazionale in tutti gli ambiti che possono dare un contributo importante non solo in termini di crescita ma anche nel raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità del nostro Paese»,ha spiegato Valerio De Molli, Managing Partner & Ceo diEuropean House – Ambrosetti. L’importanza della blue economy è chiara anche a livello europeo: il Belpaese si piazza al terzo posto tra gli Stati Ue sia per valore aggiunto in Ue (che arriva a quota24,5 miliardi nel 2019) che per livello occupazionale (con oltre 540.000 posti di lavoro).Il settore, inoltre, contribuisce con circa 65 miliardi di euro al Pil del Paese.SecondoUnioncamere, leimprese di questo reparto sono oltre 220.000, di cui oltre 21.000 (il 9,4%) gestite da giovani; il 47,9% si trova al Sud. «Nelle 16 direttrici del Piano del Mare abbiamo individuato8 aree di investimento strategico per il sistema-Paese.In questo senso la nostra iniziativa, complementare al Piano del Mare, si prefigge di orientare gli investimenti pubblici e privati legati al mare nelle filiere più promettenti, promuovendo una sempre maggiore coesione tra gli operatori del settore e stimolando nel concreto la collaborazione tra pubblico e privato», ha aggiunto Valerio de Molli. Tra le aree di intervento troviamo lanecessità di dotare il sistema portuale italiano di una governance unitariache favorisca il coordinamento tra i diversi hub e l’attrazione di investimenti sul lungo periodo;l’opportunità di produrreenergia sostenibiletramite l’installazione di parchi eolici offshore; l’esigenza di gestire al meglio ilfenomeno dell’immigrazioneche coinvolge il bacino Mediterraneo in modo da invertire il trend demografico e aumentare la forza lavoro.

Redazione

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