LaRepubblica Democratica del Congoè il più grande produttore mondiale dicobalto. Quasi il 90% del minerale prodotto in Rdc, dove si trova la metà delle riserve del Pianeta, è destinato alle batterie agli ioni di litio per veicoli elettrici e altri prodotti. Anche ilrame, anch’esso utilizzato nei veicoli elettrici e nei sistemi di energia rinnovabile, è ampiamente prodotto nella Repubblica Democratica del Congo, che è il suo principale produttore in Africa. Secondoun nuovo rapportodiAmnesty Internationall’espansione delle miniere di cobalto e rame su scala industriale nel Paese ha portato allosgombero forzato di intere comunità e a gravi violazioni dei diritti umani, tra cui aggressioni sessuali, incendi dolosi e percosse. La Ong, insieme all’organizzazione congoleseInitiative for Good Governance and Human Rights, oIbghd, ha lanciato il report intitolatoPowering change or business as usual?, che analizza l’espansione industriale delle miniere di cobalto e rame nella Rdc e spiega come “la corsa delle multinazionali per espanderele attività minerarieabbia portato le comunità ad abbandonare le loro case e i loro terreni agricoli”, spesso senza compensazione o adeguato reinsediamento. Il rapporto spiega che “la batteria media di un veicolo elettrico richiede più di 13 kg di cobalto e la batteria di un telefono cellulare circa 7 g”. Secondo le stime,la domanda di cobalto raggiungerà le 222.000 tonnellate entro il 2025, una cifra tripla rispetto al 2010. «Le persone vengonosgomberate forzatamente, minacciate o intimiditeaffinché lascino le loro case o ingannate a dare il loro consenso a risarcimenti irrisori. Spesso non esiste alcun meccanismo di reclamo, responsabilità o accesso alla giustizia», ha dichiarato Donat Kambola, presidente dell’organizzazione congolese. A febbraio e a settembre 2022 i due gruppi autori della ricerca hanno intervistato133 persone che sarebbero state colpite da sfratti legati all’estrazione di cobalto e ramein 6 località intorno alla città di Kolwezi, nella provincia di Lualaba. Gli attivisti hanno anche analizzato documenti, fotografie, video, immagini satellitari e risposte delle aziende in merito a quanto emerso. Ildocumento da 48 pagineevidenzia lenumerose violazioni dei diritti umaniavvenute a seguito dell’attività mineraria. Le immagini satellitari mostrano che l’insediamento diMukumbi, che sorge nella provincia meridionale di Lualaba e un tempo comprendeva circa 400 strutture, tra cui una scuola, una struttura sanitaria e una chiesa, sarebbe statointeramente distrutto nel 2016. I soldati congolesi l’avrebbero bruciato per far posto all’estrazione di cobalto e rame da parte dellaChemaf Resourcescon sede a Dubai. Tre anni dopo, in seguito a una serie di proteste, la società mineraria di cobalto e rame (che ha negato qualsiasi coinvolgimento o illecito) ha accettato di pagare tramite l’autorità locale 1,5 milioni di dollari, ma alcuni ex residenti hanno ricevuto tra i 50 e i 300 dollari. Sarebbe accaduto qualcosa di simile ancheinun quartiere di Kolwezi, in cui “comunità di lunga data sono state distrutteda quando nel 2015 è stata riaperta una vasta miniera di rame e cobalto a cielo aperto” gestita dallaCompagnie Minière de Musonoie Global Sas, oCommus, una joint venture tra la società cineseZijin Mininge la compagnia mineraria stataleGecamines. La società sostiene di aver già effettuato i pagamenti di compensazione calcolati dal comitato di ricollocamento del governo provinciale per garantire che la qualità della vita dei residenti non venga compromessa. Ma i gruppi per i diritti umani non li ritengono sufficienti. Non distante da Kolwezi, dove sorge una filiale dell’Eurasian Resources Group, con sede in Lussemburgo, il cui maggiore azionista è il governo del Kazakistan, 21 agricoltori hanno raccontato che nel febbraio 2020 un gruppo di solati avrebbe occupato l’area e demolito i campi.Una donnaincinta di 2 mesi all’epoca dei fattisarebbe stata sequestrata e violentata da tre soldati. Ora che il mondo richiede sempre più tecnologie verdi per ridurre le emissioni, è necessario affrontare anchei danni sociali e ambientali che l’estrazione di questi minerali sta causando. Qualcosa si sta muovendo: a luglio la Camera degli Stati Uniti ha introdotto una misura per vietare i prodotti importati contenenti cobalto e rame ed estratti attraverso il lavoro minorile e altre condizioni abusive in Congo. La giustizia climatica, sostieneAmnesty International, richiedeuna transizione giusta. La decarbonizzazione dell’economia globale non deve portare a ulteriori violazioni dei diritti umani.
Beatrice Arnera, tutti i dettagli su suo padre: ecco di chi si tratta, i dettagli…
La meta perfetta per il lungo week-end di Ognissanti è conosciuta da molti come il…
I telespettatori non avrebbero mai immaginato una cosa simile! Anche Tina Cipollari non ha saputo…
Qualcuno ha fatto delle dichiarazioni inaspettate su Belen Rodriguez. Si tratta di una persona che…
In studio tra i due coach scatta la lite che vede Maria costretta a intervenire…
Il KO di Ballando con le stelle sembra essere ormai ufficiale, la conduttrice è inconsolabile…