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Pet economy: un settore a prova di recessione

 

Gli animali domestici, si sa, diventano veri e propri componenti della famiglia.Per loro scegliamo solo il meglio: dal cibo alle cure sanitarie fino ad arrivare, per chi se lo può permettere, a giochi e accessori. Sono sempre di più i servizi disponibili per i nostri amici a quattro zampe: il toelettatore, il dog sitter o l’asilo diurno. Inoltre, bisogna considerarele grandi penalizzazioni che colpiscono la pet economy:è il caso dell’Iva applicata al 22% sui beni alimentari, come se non fossero essenziali, o sulle cure veterinarie, anch’esse considerate un lusso, per le quali diverse associazioni animaliste e diversi veterinari avevano chiesto una riduzione al 10%. Nonostante queste penalizzazioni, lapet economyrisulta essere un settore, almeno per il momento, a prova di recessione, chesembra non conoscere crisi. Se si guardano i dati sulle spese destinate ai nostri animali domestici, notiamo chesi possono raggiungere valori di oltre 3 miliardi di euro: circa 3,5 miliardi tenendo conto di cibo, accessori, spese veterinarie e spese assicurative. Il grande peso che la pet economy ha è ben visibile anche dalla grandissima quantità di negozi specializzati in animali e non solo: sono sempre di più, nei supermercati, gli scaffali dedicati ai prodotti per animali domestici. Ma andiamo nel dettaglio. Secondoil RapportoAssalco-Zoomark 2023,nel 2022 gli animali domestici ammontavano a 65 milioni, così suddivisi: 29,9 milioni di pesci, 12,9 milioni di uccelli, 10,2 milioni di gatti, 8,8 milioni di cani, 1,8 milioni di piccoli mammiferi come conigli o criceti e 1,4 milioni di rettili. Sempre secondo il rapporto, c’è una marcata differenza sulla distribuzione geografica delle vendite:il Nord Italia sviluppa oltre la metà delle vendite, con il 54%; in particolare il Nord-Ovest sviluppa un terzo del fatturato totale con una percentuale del 33% mentre il Nord-Est sviluppa il 21% del fatturato; il Centro, inclusa anche la Sardegna, sviluppa il 27,9% delle vendite; il Sud resta l’area con incidenza minore, con una percentuale del 18,2%. La pandemia ha, senza dubbio, inciso sulla propensione all’acquisto o all’adozione di animali domestici, e lo rivela anche ilRapportoEurispes2023, che mostra però come il trend sia in discesa. Se nel 2022 il 37,7% degli italiani dai 18 anni in su ha dichiarato di avere un animale in famiglia,nel 2023 la percentuale è scesa al 32,7%, registrando -5% in un solo anno e -7,5% rispetto al 2021, anno in cui il 40% degli italiani aveva un animale domestico, complice il lockdown. Comunque,negli ultimi 10 anni almeno un terzo degli italiani ha accolto in casa un animale, con i picchi raggiunti nel 2016 e nel 2021 con delle percentuali pari al 43,3% e 40%. Analizziamo, invece, dal punto di vista geografico e in base al numero di animali posseduti: il Centro ottiene il primo posto con il 36,4% di chi possiede uno o più animali in casa; seguono il Nord-Ovest e le Isole (rispettivamente 35,1% e 35%), il Sud (33,5%) e, infine, il Nord-Est (23,2%). Nel 2022 al primo posto vi era il Sud (39,3%), seguito dal Centro (38,9%), Nord-Ovest (37,5%), Isole (36,3%) e Nord-Est (35,4%). IlNord-Ovest si distingue per la percentuale più alta di coloro che possiedono più di tre animali(6,7%), mentre nelle Isole la maggior parte ne ospita uno solo. Per quanto riguarda la spesa, nel 2023 risulta essere aumentata rispetto al 2022.La percentuale maggiore riguarda chi spende tra i 51 e i 100 euro al mese, mentre è più che raddoppiata la percentuale di chi spende più di 300 euro mensili, passando dall’1,6% del 2022 al 4,4% del 2023: complice, soprattutto, l’aumento generale dei prezzi e l’inflazione.

Redazione

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