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Francia: arriva il “bonus rammendo”

 

Rammendare è meglio che ricomprare. Una regola semplice, eppure troppo spesso dimenticata, se pensiamo chel’87% degli abiti finisce in discarica dopo pochi utilizzi(e che nel nostro Paese solo il 12% dei rifiuti tessili viene riciclato, l’1% in Ue). Una regola che dovremmo imparare a riscoprire, in un mondo seppellito sotto tonnellate di rifiuti, in cui l’abbigliamento ha un peso (letteralmente e metaforicamente) importante:più di 92 milioni di tonnellate l’anno, secondo le stime. Senza contare che il mercato del tessile è un settore ad altissima necessità idrica, che mangia acqua e terreni da coltura: secondo ilParlamento Europeo, infatti, “nel 2015 l’industria globale del tessile e dell’abbigliamento abbia utilizzato 79 miliardi di metri cubi di acqua, con il fabbisogno idrico dell’intera economia europea nel 2017 pari a 266 miliardi di metri cubi. […] La produzione di una singola maglietta di cotone richiede 2.700 litri di acqua dolce, che èquella che una persona beve in 2,5 anni”. Ma non finisce qui: l’industria della moda è responsabile del 10% delle emissioni globali di CO2, oltre che dell’accumulo di oltre14 milioni di tonnellate di microplastiche sul fondo degli oceani. Ora,la Francia prova a cambiare le cosee a far imparare (di nuovo) questa regola ai propri cittadini grazie a un incentivo economico. Da ottobre 2023, infatti,il Governo introdurrà il “bonus réparation” per i prodotti tessili.Chi deciderà di riparare abiti e scarpe invece di gettarli e ricomprarli avràun aiuto tra 6 e 25 euro nei negozi convenzionati conRefashion, l’eco-organizzazione del settore tessile abbigliamento: 7 euro per rifare un tacco, a esempio, ma anche tra i 10 e i 25 euro per una fodera, sconti che saranno applicati direttamente in fattura. Lo ha confermatola ministra della Transizione Ecologica Bérangère Couillarddurante una visita allaCaserne, l’acceleratore dedicato alla transizione ecologica della moda, dopo untweetche aveva annunciato la misura la scorsa settimana. “Cambiamo il doppio dei vestiti rispetto a trent’anni fa. Se continuiamo così,il tessile rappresenterà un quarto delle emissioni di gas serra.Sta a noi creare un’economia circolare in cui i prodotti durino più a lungo”, ha spiegato, mentre sul suo profilo Twitterha annunciato: “Il @governoFr si impegna nella lotta alla #fastfashionincoraggiando i consumatori ad acquistare ➕ prodotti virtuosi e riparare piuttosto che acquistarne di nuovi”. In arrivo, quindi,154 milioni di euro di investimento in sei anni, per aumentare del 35% il numero di prodotti tessili e calzature riparati. L’incentivo – sul modello del bonus riparazione elettrodomestici – fa parte di una vasta riforma del settore tessile, una delle industrie più inquinanti del pianeta, intrapresa dal Governo francese dalla fine del 2022. La misura coinvolgeràartigiani con uno o più negozi, reti di franchising, oltre operatori digitali. Ma il sistema riguarderà anchemarchi e distributori,che stanno gradualmente estendendo i loro servizi di modifica e riparazione. Sul portaleRefashionè disponibile una pagina dedicata alla certificazione di chi vorrà ricevere la convenzione. Refashion, che è finanziata da marchi e operatori di marketing per gestire la fine del ciclo di vita dei prodotti, ha infatti unaserie di criteri che prevarranno per l’etichettatura dei riparatori convenzionati, tra cui criteri amministrativi – che riguarderanno la ragione sociale e il legale rappresentante delle strutture – e criteri di competenza. “Tutti i calzolai, i laboratori e i marchi devono aderire a questa etichetta proposta daRefashion”, ha detto Couillard, per il quale il dispositivo potrebbe indirizzare un afflusso di consumatori verso gli artigiani. “L’idea è dipoter portare questa offerta su tutto il territorio, e che i francesi non debbano percorrere 50 o 100 chilometri per le riparazioni, altrimenti sarà inutile”.

Redazione

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