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Roma: il caldo aggrava l’emergenza rifiuti

 

Ama, la società che si occupa dei rifiuti a Roma, ha stabilito che i netturbini dovrannolavorare in coppia per «evitare svenimenti». La causa? Il caldo. Ebbene, a causa delle alte temperature ora i cassonetti (spesso stracolmi) della capitale non solo sono inavvicinabili a causa dei cattivi odori, ma rischiano anche di essere svuotati meno. Perché in una stagione in cui dovrebbe essere garantita ancor di più la raccolta dei rifiuti, ecco che Ama decide di togliere il piede dall’acceleratore. Una direttiva, quella inviata daAndrea Bossola, direttore generale di Ama, che preoccupa i capizona che di fronte all’accumulo di rifiuti sottolineano che ci sarebbe bisogno di velocizzare le operazioni, non rallentarle. Eppure. Le istruzioni per i dipendenti sono chiare: i responsabili di zona devono ricordare al personale di «bere acqua ogni 15/20 minuti anche se non si ha sete» e «rinfrescare la testa e il collo e bagnare i polsi durante lo svolgimento dell’attività lavorativa». Ma l’esigenza del lavoro di coppia è dettata dal fatto che «gli effetti del calore non vengono correttamente percepiti da chi ne viene colpito». Dunque, si pone la necessità di «organizzare il servizio in modo che nelle ore di rischio tutti lavorino in equipaggio o a vista, in modo che ci sia sempre un collega che possa intervenire e/o chiamare i soccorsi». E se ci si preoccupa del destino dei netturbini, di quello dei cittadini e delle cittadine un po’ meno. Ma che cosa pensano i romani e le romane di un possibile (e promesso) miglioramento in tema di rifiuti?Sono disillusi, senza speranze. E a dirlo non è, come potrebbe essere, la semplice intuizione dopo questa notizia, ma i dati di un sondaggio condotto da Cgil e Federconsumatori. Nel rapportoTrasporti&Rifiuti 2023sono stati messi in luce i risultati di un’indagine portata avanti tra aprile e maggio di questo stesso anno in cui, intervistando un campione di 765 persone, si evidenzia un dato particolarmente negativo, quello relativo alla fiducia in un miglioramento. Nello specifico, il95% dei romani esclude che la situazione immondizia possa progredire: se il 60,1% afferma che a suo parere la situazione rimarrà invariata, il 34,8% pensa che invece ci siano ancora margini di peggioramento. Una prospettiva non proprio rosea. Durante l’indagine, il campione di intervistati ha potuto anche assegnare un voto alle principali voci legate al servizio diAma. Vicino alla sufficienza ildecoro complessivo della città, con un 5,6 di media, a cui seguono lagestione degli ingombranti(5,2), irapporti con l’utenza(5,1) e lapulizia delle strade(5). Lontane dal 6, invece, laqualità dello spazzamento(4,1), lapulizia dei cassonetti(4,2), ilcosto della Tari(4,2) e ilservizio di raccolta differenziata(4,3). In questo contesto, dunque, i cassonetti pieni rappresentano la priorità di intervento per il 72,7% degli intervistati (ma si potrebbe tranquillamente dire dei romani nella loro totalità), a cui fanno seguito la pulizia delle strade (20,8%) e il rinnovo della flotta dei mezziAma. Ma se per quel 72,2% il numero di cassonetti sembra essere sufficiente, il problema specifico è la scarsa frequenza dei passaggi per il ritiro dei rifiuti, nei mezzi inadeguati e nella disorganizzazione. Ed ecco che la nuova direttivaAmarema controcorrente al sentimento dei romani. «I romani non solo bocciano senza appello la gestione dei rifiuti, ma per la prima volta denunciano l’assenza totale di fiducia sul fatto che le cose possano cambiare – commentaNatale Di Cola, segretario generale della Cgil Roma– Come più volte abbiamo denunciato, con questo piano industriale dell’Ama non si potranno avere risultati diversi da una gestione quotidiana dell’emergenza». Secondo Di Cola, che conclude chiedendo un confronto con le istituzioni, l’unica possibilità per un netto miglioramento del servizio sarebbe la creazione di una multiutility: «Speriamo che dopo questo ulteriore reportle istituzioni e le forze politiche trovino il coraggio di affrontare la realtà e aprire questo dibattitoper il bene dei cittadini di Roma e del Lazio». Ai posteri (ma si spera anche anche prima) l’ardua sentenza.

Redazione

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