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Legge sugli influencer: Francia fa da apripista

 

Ognuno di noi può rendere le piattaforme online un mezzo per pubblicizzare la propria immagine, la propria arte, la propria professione. Questo può rappresentare un’arma a doppio taglio. Se da una parte, infatti,l’informazione che deriva da alcuni imprenditori digitali è utilissima per i giovani utentiche desiderano ampliare le loro conoscenze grazie a medici, avvocati, operai e il mondo lavorativo e/o studentesco che si mette a disposizione specialmente per i giovani, dall’altra talvolta il profitto risulta essere più importante, erende gli influencer inconsapevoli riguardo il loro sensibilissimo compito. Come è intuibile, l’influencer infatti tende a modificare e condurre le idee degli utenti spettatori in base a ciò che loro credono giusto. Questa azione, tuttavia, deve essere svolta con la massima attenzione. Tiktok, che a oggi conta 1,2 miliardi di iscritti, è uno dei luoghi in cui gli imprenditori digitalihanno avuto una grandissima influenza sugli utenti. Se da una parte i temi dell’inclusione e dell’uguaglianza, molto sentiti dal social network, stanno avendo influenza positiva sugli utenti,dall’altra la piattaforma risulta essere addirittura pericolosa. Sovvengono in particolare alcune sfide lanciate dai creator che se ricreate dai loro spettatori potrebbero causare danni fisici molto gravi. Tra queste, lapenny challengeha portato moltissimi giovani afilmarsi mentre collegavano un adattatore a una presa elettrica di un muro solo a metà, mantenendo parte degli spinotti esposti. Se il penny tocca l’alimentatore, il migliore dei casi è che venga appiccato un incendio, nel peggiore, lo sfidante potrebbe rimanere folgorato. Come diretta conseguenza rispetto al grandissimo successo che deriva dall’attività dell’imprenditore digitale, alcune grandi aziendedecidono ogni giorno di avvicinare il loro mondo a quello dei social network affidando la pubblicità ai content creators, che hanno il compito di rappresentare il prodotto nel miglior modo possibile tramite idee creative a discrezione del creator stesso. Sono moltissimi i casi in cui gli influencers non specificano che la promozione dei prodotti è retribuita, creando un vero e proprio circolo di frode che non viene spezzato in quanto il mondo dei social network non è considerato a tutti gli effetti una realtà lavorativa riconosciuta. Attualmente in Italia come nel mondo, infatti,non esiste una normativa specifica che regoli la pubblicazione di post, foto e video. È pur vero che esiste il rischio di sanzione per comportamento scorretto nel marketing social, ma solo perché si seguono le linee generali del Codice di Consumo, le quali vietano divulgazione di pubblicità occulta o ingannevole. La collaborazione tra aziende e influencers è retribuita. È essenziale ribadire che, tanto per le piattaforme quanto per la legislazione vigente, non esiste una differenza tra le collaborazioni pagate e gli scambi di prodotti come trucchi o viaggi aerei. Si tratta, in ogni caso, di una comunicazione commerciale che ha un corrispettivo valore economico. L’Istituto di autodisciplina pubblicitario, lo Iap, ha divulgato delle proprie linee guida: sono tra quelle maggiormente adottate dalle agenzie e dagli influencer. L’ente privato raccomanda a chi fa pubblicità sui social di esplicitare verbalmente, nei video, la natura commerciale del contenuto. Come alternativa, valida anche per le foto, si può inserire una didascalia che palesi la presenza di un rapporto economico tra brand e influencer, oppure un hashtag come #adv, #sponsoredby #giftedby #suppliedby et similia. Nonostante queste consuetudini,non è mai esistita prima d’ora una vera e propria “legge sugliinfluencer”come la intende invece, da poco, la Francia, il cui Parlamentoha approvato unalegge che regola la loro attività. La legge prevede il divieto per gli influencer di promuovere “prodotti o pratiche pericolose”, come la chirurgia estetica o i prodotti che contengono nicotina, e fissa una serie di misure per regolamentare un mercato che negli ultimi anni è cresciuto rapidamente. Proibite anche le immagini di promozione per cosmetici realizzate con ritocchi effettuati grazie a filtri digitali, a meno che questa pratica non venga dichiarata esplicitamente. Le sanzioni per il mancato rispetto possono arrivare fino a due anni di reclusione e una multa di 300.000 euro. La campagna a favore di questa norma è guidata idealmente dal rapper Booba, che si è scagliato contro coloro che ha definito influvoleurs, cioè, tradotto dal francese, “ladri di influenze”. Ha affermato che «social media e rete non possono essere più un far west. Ci sono molti sceriffi in giro, ma devono avere i mezzi per lavorare correttamente».

Redazione

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