“Quando uomini e montagne si incontrano, grandi cose accadono”, scriveva il poeta inglese William Blake. E come dargli torto: negli anni ‘90, da quell’incontro nacque infatti la “montagnaterapia”,un originaleapproccio metodologicoa carattere terapeutico-riabilitativo e socio-educativo, finalizzato alla cura, al miglioramento e allariabilitazionedegli individui con differenti problematichepsicologiche, comportamentali, patologie fisiche odisabilità. Oggi la storia di questa particolare terapia viene raccontata inLa montagna che cura, il nuovopodcastdiRaiPlay Soundcurato da Luca Calzolari e Roberto Mantovani: un viaggio alla scoperta della straordinarietà e dei lati più nascosti di un approccio terapeutico ancora largamente sconosciuto, ma che offregrandi beneficiper mente e corpo. 24 giornatedi registrazioni lungo isentieri delle Alpi e degli Appenninie innumerevoliviaggi in tutta la Penisola,dal Piemonte alla Lombardia, dal Veneto al Trentino-Alto Adige, passando dalla Liguria e dall’Emilia-Romagna, per finire tra i boschi innevati della Basilicata. Tutto racchiuso in una manciata di episodi di circamezz’oraciascuno per raccontare ilpotere trasformativo della montagnanei confronti di pazienti, medici e accompagnatori. Non una semplice passeggiata tra i monti italiani, ma una pratica terapeutica complessa. Il primo a intuire il beneficio diportare le persone fuori dai manicomiper regalare nuovi approcci e nuovi stimoli fu lo psichiatraFrancoBasaglia. Le sue orme furono poi seguite daPascalPetitqueux, infermiere del centro ospedalieroBel Airdi Charleville-Mézières nelle Ardenne, che nel 1984 condusse i suoi pazienti a 2.500 metri di quota per scoprire che, di fronte alle difficoltà della montagna, ognuno di loro era in grado di affrontare i pericoli autonomamente con i mezzi e le risorse personali ritenute più opportune. In Italia l’intuizione è arrivata, invece, qualche anno più tardi, precisamente nel 1992, grazie all’articoloMalati di mente alpinisti per guarirepubblicato da Ulderico Munzi sulCorriere della Sera.Ma il pioniere dellamontagnaterapianel Belpaese è stato l’antropologoAnnibaleSalsa, già presidente delClub Alpino Italiano(Cai), che ha sostenuto fin dal primo momento i progetti strutturati di gruppo,creando corsi di formazione “ad hoc”per gli accompagnatori di pazienti affetti dalle problematiche e disabilità più disparate. Con lamontagnaterapia, infatti, è possibile trattare pazienti condisabilitàcognitive(per cui la montagna assume una valenza educativa-sociale molto importante, aiutandoli ad acquisire autonomia nelle piccole cose, come vestirsi o preparare lo zaino),disabilitàdi tipo sensoriale,fisiche. Ma non solo: l’ambiente della montagna risulta terapeutico anche per soggetti condipendenze dasostanzeoludopatici, soggettiautisticioinsulinodipendenti. In ognuno di questi casi, la frequentazione delle aree montane e l’adattamento agli ambienti vengonoaffiancati alleterapiepsicologiche, farmacologiche o fisiche già in atto, offrendo risultati straordinari. Nel corso degli episodi deLa montagna che curaviene tracciato un sentiero, a volte emotivamente forte (ma mai tortuoso) che permette di addentrarsi sempre di più nellamontagnaterapia, partendo dalla sua storia e arrivando fino alla storia dipazienti e mediciche, quotidianamente, la vivono e ne scoprono benefici sempre nuovi per il corpo e per la psiche. Un viaggio per scoprire la forza della natura che ci circonda e riscoprirci umani, pieni didebolezze, ma ricchi di altrettantevirtù. La montagna che curaè on line sul sito diRai Play Sounde sull’app.
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