IlSuperbonus, introdotto dal Governo Conte con l’intenzione di dare nuova linfa all’economia italiana piegata dai lockdown e ritoccato più volte da parte dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, non smette di far discutere. Verrebbe da dire110%nomen omen, proprio perché questa èla percentuale di spesa in più che la misura avrebbe nei confronti delle casse pubbliche.A fronte dei 35 e 5,9 miliardi preventivati per Superbonus e Bonus facciate, infatti, dovranno aggiungersi rispettivamente 45,2 e 41 miliardi. I dati esposti in audizione alla Camera da Giovanni Spalletta, direttore generale del Ministero dell’Economia, mostrano infatti che nel periodo di validità dei sussidi, dal 2020 al 2035, i costi effettivi si sono più che raddoppiati,arrivando a pesare86 miliardi di euro, una cifra enorme se comparata ai 30 miliardi di ammontare della Legge di bilancio 2023, ma anche a un’altra famosa (e discussa) forma di incentivo e contrasto alla povertà fornito direttamente dallo Stato come ilReddito di Cittadinanza,che nel 2022 è costato quasi 8 miliardi. Il grande affollamento di cantieri per i palazzi d’Italia, dovuti proprio all’utilizzo dei bonus statali, ha avuto un impatto tutto sommato modesto sulla crescita economica italiana. «Secondo le prime stime -afferma alla Camerail direttore generale del Tesoro, Riccardo Barbieri Hermitte – si possono calcolare per i primi 2 anni62 miliardi di euro di Pil e 29 miliardi in piùdi entrate fiscali»: un beneficio che esiste, ma che al netto dell’inflazione si traduce in una crescita di circa 1,1 punti in più nel 2021, di 2,2 nel 2022 e, tuttavia, in una diminuzione dell’1,8 % prevista per il 2023. Il dato in negativo stimato dal Mef sconta forse il drastico cambiamento che il Governo Meloni ha deciso di apportare alSuperbonus: unariduzione del 20% sull’agevolazionea opera del Decreto Aiuti Quater, bloccando la cessione dei crediti (con una forte congestione del mercato) e limitandone l’accesso per le sole villette unifamiliari (fatta eccezione i lavori già iniziati). Dall’anno prossimo, inoltre, ilbonus scenderà definitivamente al 70%, mentre l’agevolazione per la ristrutturazione delle facciate è già arrivato al capolinea. L’ammontare delle restrizioni è statofortemente disincentivanteper i potenziali beneficiari. Dai dati di utilizzo dell’ultimo report mensilediEnea(Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), infatti, emerge chela detrazione rimane saldamente al traino della crescita nel settore edile.Ma ad aprile 2023 sono stati ammessi in detrazione 1,8 miliardi in più rispetto a marzo (75 miliardi in totale, con oltre 407.000 cantieri),molto meno dell’incremento di 4-5 miliardiper ogni mese del 2022. Ulteriori ritocchi sono in vista, sempre per attutire l’impatto delle agevolazioni nelle tasche dello Stato, quindi dei contribuenti, ma che contemporaneamente non si pongano in contrasto con la direttiva europea relativa allecase green, che richiede l’efficientamento energetico di più della metà degli immobili italianientro il 2033.
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