Categories: Economia

La sfida green per le aziende Ue è “impossibile”

 

A luglio del 2022, il Parlamento europeo non ha respinto l’atto della Commissione europea sull’introduzione del gas e del nuclearenell’elenco delle attività eco-sostenibili circoscritte nella tassonomia europea. Nella seduta del 6 luglio, solo 278 deputati hanno votato a favore del veto; non riuscendo a raggiungere la maggioranza necessaria a respingere la mozione, l’atto è entrato in vigore ed è applicato dal 1gennaio 2023. Questo passaggio ha scatenato numerose critiche all’operato dell’Ue tra coloro chereclamano l’assenza di un comportamento coerente con i precedenti obiettivi di azzeramento delle emissioni entro il 2050. L’inserimento del gas e del nucleare è un’azione discordante con il concetto stesso di tassonomia europea, la quale non è altro che la classificazione degli investimenti ritenuti ecosostenibili in Europa. L’opposizione all’adozione dell’atto è rappresentata da vari attori chedenunciano digreenwashingle istituzioni europee. In prima linea si trova l’Austria, successivamente seguita dal Lussemburgo, oltre che a diverse organizzazioni internazionali comeGreenpeaceeWwf, che ha mosso una battaglia legale contro la Commissione europea,rivolgendosi alla Corte di giustizia europea per annullare l’atto delegato sulla tassonomia. Il ministro federale austriaco per la protezione dell’ambiente, Leonore Gewessler, pone l’attenzione sulla pericolosità di un’attrazione degli investimenti in progetti che non confluiscono nell’obiettivo di riduzione delle emissioni; inoltre, spiega come la tassonomia non sia una questione di politica energetica, ma un argomento cheinfluenza e direziona le decisioni di consumatori e investitori. L’atto crea dunque un’alterazione sulla percezione di quanto un prodotto sia green. A ribadire questo concetto è stato il direttore finanziario diBmw, Nicolas Peter,durante la riunione della Tavola Rotonda delle Industrie(Ert), a cui fanno parte oltre 30 imprese con sede nel continente europeo. Peter afferma che le comunicazioni dell’Ue, in materia di investimenti energetici, siano poco chiare e insufficienti per la messa in atto di policy che permettano di pianificare gli investimenti sulle energie rinnovabili. In un mercato ancora affetto dalle conseguenze del Covid-19 e che sta subendo le ripercussioni economiche della guerra in Ucraina, c’è necessità di garanzie e di informazioni da parte delle istituzioni per minimizzare i rischi e permettere un investimento in attività stabili. Le narrazioni sull’approvazione di questi nuovi provvedimenti sono varie. Greenpeace accusa l’Ue di esser scesa acompromessi con le lobbies dei combustibili fossili e del nuclearee di star applicando la strategia ingannevole del greenwashing, pratica che viene utilizzata per dimostrare un interesse (falso) per le tematiche ambientali al fine di migliorare la propria reputazione; l’organizzazione ambientalista critica l’adozione dell’etichetta green per il gas, il maggiore responsabile dell’effetto serra, e per il nucleare, considerato pericoloso per gli incidenti di Chernobyl e Fukushima e per la difficoltà di smaltimento delle scorie radioattive che aggraverebbero ulteriormente la lotta alla crisi climatica. D’altro canto, l’obiettivo di eliminare le emissioni nell’atmosfera implica l’utilizzo di energia alternativa. Le rinnovabili sono, senza dubbio, la fonte principale da cui attingere, tuttavia si cercano altri metodi per produrre un quantitativo di energia maggiore a costi bassi. Il nucleare è una tecnologia in continuo sviluppo, difatti sono presenti reattori (della cosiddetta quarta generazione) che permettono una produzione vastissima di energia con costi di manutenzione e funzionamento relativamente bassi, a fronte di un elevato investimento iniziale. Il lavoro di scienziati e ingegneri ha portato persino alla costruzione di reattori che sfruttano i neutroni in eccesso pereliminare completamente gli elementi transuranicidurante il processo di fissione nucleare. Sarà compito delle istituzioni attuare una normativa che consenta una produzione di energia ecosostenibile sicura anche per le generazioni future, cercando di limitare i danni ambientali che le nuove fonti “green” causeranno, con lo scopo di rispettare l’obiettivo del 2050.

Redazione

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