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Diritti umani e deforestazione: cosa rischia Cargill?

 

”Cargillsi impegna a far prosperare il mondo”, dice lo slogan del più grande commerciante di cereali del globo. La multinazionale statunitense si è impegnata a porre fine a tutta la deforestazione dalle sue catene di approvvigionamento entro il 2030 e a essere “libera dalla deforestazione” in Amazzonia e Cerrado entro il 2025. Tuttavia, l’organizzazione legale ambientalista,ClientEarth, la accusadi un monitoraggio inadeguato edi non aver eliminato la deforestazione e leviolazioni dei diritti umanidalla sua catena di approvvigionamento della soia in Brasile. Ladenuncia, presentata negli Stati Uniti giovedì 4 maggio, sostiene che “il monitoraggio inadeguato di Cargill aumenta il rischio che la carne venduta nei supermercati di tutto il mondo sia allevata con la cosiddetta soia ‘sporca’”. SecondoClientEarthl’azienda statunitense, al contrario di quanto sostiene, non disporrebbe affatto di un “sofisticato si sistema di monitoraggio, verifica e segnalazione” volto a “porre dine alla deforestazione legata alla produzione di soia nelle sue catene di approvvigionamento”, né sosterrebbe “le popolazioni indigene e i diritti delle comunità locali”. Ma anzi,violerebbe il codice internazionale di condotta aziendale responsabile. Cargill, fondata nel 1865,è una delle aziende alimentari più grandi al mondo. “Dai cereali per la colazione ai toast, dalle crocchette di pollo al cioccolato: molti alimenti che le persone acquistano hanno qualche legame conCargillnel loro viaggio dal produttore allo scaffale del supermercato”, spiegaClientEarth. L’azienda fornisce i principali marchi di vendita al dettaglio, tra cuiTesco,McDonaldseSainsbury’s. Il suo fatturato, nel 2022, ha toccato la cifra record di 165 miliardi di dollari, “rendendola famiglia Cargill-MacMillan, che possiede la maggior parte dell’attività,una delle più ricche d’America”. L’azienda fa da intermediaria tra gli agricoltori e i principali rivenditori di generi alimentari globali, e si rifornisce dalla foresta pluviale amazzonica, dalla Mata Atlântica, una foresta che si estende lungo la costa sudorientale del Brasile, e dal Cerrado, la più vasta savana del Sud America.Gran parte della soia che spedisce dal Brasile, dove fornisce semi, fertilizzanti, macchinari e finanziamenti agli agricoltori,viene trasformata in mangime per animaliutilizzato nelle fattorie di tutto il mondo, compresi i propri allevamenti di polli. L’azienda afferma di aver implementatoun sistema di monitoraggionei porti, nei magazzini e in altri punti della sua catena di approvvigionamento. MaClientEarthavrebbe individuatodiverse carenze in questa metodologia, tra cui la mancanza didue diligenceambientale sui semi di soia acquistati da commercianti terzi, che costituiscono il 42% di tutta la soia brasiliana acquistata da Cargill, e su quella proveniente dalla savana del Cerrado e dalla Foresta Atlantica brasiliana. “Ci sono una serie di rapporti che collegano Cargill alla deforestazione e alle relative violazioni dei diritti umani in Brasile.L’azienda dovrebbe svolgere controlli approfonditi per identificare in che modo sta contribuendo a questi impatti e adottare misure per eliminarli”, spiegaClientEarth. L’organizzazione cita anche dei rapporti precedenti che accusano i fornitori diCargilldi essere staticoinvolti in violazioni dei diritti delle comunità indigene, afro-brasiliane e di altreche dipendono dalla foresta. Nel 2020 l’organizzazione non governativa ambientalistaGreenpeaceha pubblicatoun’inchiesta(realizzata insieme alBureau of Investigative Journalism, un’organizzazione investigativa indipendente senza scopo di lucro) in cui definivaCargill”l’azienda che nutre il mondo aiutando a distruggere il Pianeta”. Nel 2005 era stata accusata di aver“aiutato e favorito” laschiavitùinfantilenell’Africa occidentale: 6 coltivatori sostenevano di essere stati trafficati da bambini per lavorare nelle piantagioni in Costa d’Avorio. La Corte Suprema statunitense, nel 2021, “ha emesso un parere fortemente diviso, con un risultato poco chiaro”,ha spiegatol‘International Rights Advocates, che ha difeso i coltivatori. Nel 2020 ilGuardiane i suoi partnerhanno rivelatocheCargillforniva a supermercati e catene di fast food(Tesco, Asda, McDonald’s, Nando’se altri)il pollo alimentato con soia importata, collegata a migliaia di incendi boschivie ad almeno 777 km² di disboscamento nel Cerrado, la savana che copre circa il 20% del Brasile. E ancora, nel 2022un’altra indaginedelBureau of Investigative Journalisminsieme ad alcune organizzazioni ambientaliste aveva rivelato che uno dei fornitori di soia diCargillcoltivasse su terreni disboscati e bruciati in Brasile. I legali diClientEarthsperano che questa ennesima battaglia legale aumenti gli standard diCargille sia d’esempio per l’intero settore. L’azienda, raggiunta dalGuardian,ha dichiarato di non rifornirsi di soia “da agricoltori che disboscano i terreni nelle aree protette”, ma di disporre di “controlli per evitare che prodotti non conformi entrino nelle nostre catene di approvvigionamento”. Un portavoce ha aggiunto cheCargillè anche “fortemente impegnata” a proteggere i diritti umani nelle sue operazioni, nelle catene di approvvigionamento e nelle comunità.

Redazione

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