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Quando il movimento è automatico

 

Il 15 maggio, nella Scozia orientale, cinque autobus cominceranno il servizio di trasporto pubblico per una ventina di chilometri tra ilFerrytoll Park & Ride, a Fife, all’Edinburgh Park Transport Interchange con la capacità ditrasportare 10.000 persone al giorno. La particolarità di questo nuovo servizio è un’innovazione annunciata ma che non si era ancora realizzata in questi termini:gli autobus sono autonomi. Porteranno i passeggeri,senza un conducente, nel normale traffico di una periferia urbana,a velocità che potranno raggiungere 75 chilometri all’ora, per un progetto di intermodalità tra automobile, autobus, treno e aereo. Il progetto, chiamatoCAVForth, è frutto di una collaborazione traFusion Processing, Stagecoach, Alexander Dennis, Transport Scotland, Edinburgh Napier University e Bristol Robotics Lab, con finanziamenti del Governo Uk grazie alCentre for Connected and Autonomous Vehicles. I cinqueautobus Alexander Dennis Enviro200AVospiteranno i passeggeri, un addetto alla biglietteria e un co-pilota che si siederà al volante senza intervenire se non quando dovesse essere necessario. Se n’è parlato tanto in passato di questo genere di innovazioni che la sua concreta realizzazione giunge quando l’attenzione si è un po’ consumata. E invece, a ben guardare, l’immaginazione progettuale si accende proprio quando la realtà consente di trovare un solido punto di partenza, soprattutto nelle innovazioni che riguardano la questione cruciale delle infrastrutture, per le quali gli investimenti necessari sono enormi. La mobilità del futuro è un argomento immerso nella complessità. Si tratta probabilmente dipensarla attraverso l’integrazione di mezzi diversi, la minimizzazione delle auto private, la tendenziale,totale rinuncia ai combustibili che generano CO2, la fortissima accelerazione dell’utilizzo della tecnologia digitale: dai chip e i sistemi di gestione dei veicoli ai gemelli digitali delle città che con supercalcolatori, ottima intelligenza artificiale e enorme raccolta di dati possono facilitare la gestione del traffico e simulare le conseguenze di possibili innovazioni. Per McKinsey la novità della quale i progettisti dell’urbanistica del futuro dovranno tener conto sta proprio nel fatto che la maggior parte delle tecnologie cominciano a essere davvero disponibili. E anche alcuni nuovi modelli di business si sono ormai chiariti, come è il caso delle piattaforme per lo sharing di veicoli. In Italia, forse, il problema più attuale è la distanza che c’è tra la fretta di spendere i soldi del Pnrr e il tempo e le risorse che occorrerebbero per progettare bene le soluzioni di mobilità urbana. Ma questa è un’altra storia.

Redazione

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