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Australia: il referendum sulle Prime Nazioni è vicino

 

È la domanda con cui il 23 marzo il Primo ministro dell’Australia,Anthony Albanese, ètornatoa sollecitare i cittadini sullo storicoreferendumperriconoscere lecomunità indigenenella Costituzioneaustraliana e dare loro voce in capitolo sulle questioni che li riguardano. Nel suodiscorso, Albanese ha anticipato quello che potrebbe essereiltesto definitivodel quesitoreferendario atteso entro fine anno: «Una proposta di legge: modificare la costituzione per riconoscere i Primi popoli dell’Australia istituendo unaVoceaborigena e degli isolani dello Stretto di Torres. Approvi questa proposta di modifica?». «Questa è la domanda che si pone il popolo australiano,niente di più, ma niente di meno», ha dichiarato commosso Albanese in conferenza stampa. La formulazione sarà presentata al Parlamento la prossima settimana. Verrà inoltre costituita una commissione per esaminare le proposte prima del voto parlamentare di giugno. Nel dettaglio, comeinformal’agenzia di stampaReuters, la riforma costituzionale prevede la formazione di un comitato chiamatoAboriginal and Torres Strait Islander Voice. Il comitato può presentare osservazioni al Parlamento e al Governo esecutivo del Commonwealth su questioni relative agli aborigeni e agli isolani dello Stretto di Torres. Da parte sua, ilParlamentosoggetto alla Costituzione così rinnovata avrebbe il potere di emanare leggi in merito a questioni relative al comitato, inclusacomposizione, funzioni, poteri e procedure. Perché il referendum passi è necessaria la cosiddetta “doppia maggioranza”, vale a dire la maggioranza semplice dei votanti più la maggioranza dei votanti in almeno quattro dei sei stati che compongono la federazione australiana (Australia Meridionale e Occidentale, Nuovo Galles del Sud, Queensland, Tasmania, e Victoria). «Per molti – ha ricordato Albanese – questo momento ha richiesto molto tempo. Eppure hanno mostratotanta pazienza e ottimismodurante questo processo, e quello spirito di cooperazione e di dialogo ponderato e rispettoso è stato così importante per arrivare a questo punto in modo così unito». Secondo l’ultimocensimentorealizzato dall’Australian Bureau of Statistics, attualmente la comunità delle Prime Nazioni, che include gli aborigeni continentali e gli isolani dello Stretto di Torres, comprende812.000 persone, rappresentative del3,2% della popolazione australianacomplessiva (circa 26 milioni di abitanti). Le popolazioni indigene vennero decimate in modo drammatico in seguito allosbarco dei coloni britannicia Sydney Cove il 26 gennaio del 1788, una data di cui si continua a celebrare l’anniversariocol nome diAustralia Day, nonostante le Prime Nazioni preferiscano chiamarlo “Invasion Day” o “Survival Day”. A causare la morte dei nativi australiani furono lemalattieintrodotte dagli invasori stranieri – un’epidemia divaioloscoppiata 15 mesi dopo il loro arrivo ne uccise circa il 70% – e ilgenocidiosistematico perpetrato dai coloni almeno fino al 1930. Le Prime Nazioni hannoconquistatoildiritto di votosolo con ilCommonwealth Electoral Actdel 1962. L’ultimo referendum costituzionale che hariguardatogli indigeni è stato indetto nel 1967, e ha visto l’approvazione di un emendamento col quale è stato riconosciuto agli indigeni il diritto di essereconteggiati nel censimentodella popolazione. «Oggi facciamoun grande passo avantinel lungo viaggio verso il riconoscimento costituzionale, attraverso la voce», ha commentatoLinda Burney, ministra per gli australiani indigenie membra della nazione aborigena Wiradjuri. «Riteniamo che ciò farà appello all’equità del popolo australiano – ha aggiunto – E crediamo di averela storia dalla nostra parte».

Redazione

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