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Perdite di metano, un problema nel problema

 

Il metano è considerato uno dei più potenti e pericolosi gas serra in circolazione, avendo unimpatto climalterante 85 volte superiore a quello della CO2. Nonostante la sua evidente pericolosità, le emissioni continuano a crescere e la nuova inchiesta del giornale ingleseThe Guardianrivela che oltre 1000 siti, fra cui giacimenti e impianti appartenenti al settore oil & gas,registrano continue perditeche potrebbero minare definitivamente gli sforzi per fermare la crisi climatica-ambientale. La scoperta di queste minacce ambientali è stata effettuata grazie all’analisi dei dati satellitari forniti dalla societàKayrros, che ha identificato 1005 “super-eventi” di emissioni di metano, principalmente localizzate in559 giacimenti di petrolio e gas, 105 miniere di carbone e 340 discariche. Un problema non da poco, calcolando che spesso questi eventi possono durare anche mesi e che il sito con le peggiori perdite sta emettendo una quantità di emissioni pari a67 milioni di automobili in movimento. Secondo il professore Euan Nisbet, dellaRoyal Holloway-University of London, «l’attuale aumento delle emissioni di metano sembra davvero molto spaventoso. L’accelerazione di queste emissioni è forse il fattore più importante che mette alla prova i nostri obiettivi dell’Accordo di Parigi. Quindi rimuovere i super emettitori è un’ovvietà, in modo da rallentare l’aumento». La maggior parte dei siti problematici sono concentrati inTurkmenistan, Stati Uniti e Russia, dove si verificano continue perdite di gas a causa delle esplorazioni dedicate alla ricerca delle risorse fossili e all’utilizzo di tecniche estrattive come ilfracking. In altri casi le perdite sono accidentali, dovute alla scarsa manutenzione degli impianti e all’utilizzo di materiale scadente. Infografica realizzata da The Guardian Fra il 2000 e il 2019 le emissioni di metano sono aumentate del 50% e continuano a crescere nonostante molti accordi internazionali, come ilGlobal Methane Pledge, annunciati da Governi e imprese: «Il nostro nuovoGlobal Methane Trackermostra che sono stati compiuti alcuni progressi, ma le emissioni sono ancora troppo elevate e non diminuiscono abbastanza velocemente, nonostante le riduzioni delle emissioni siano tra le opzioni più economiche per limitare il riscaldamento globale a breve termine. Non ci sono scuse che impediscano all’industria petrolifera e del gas di muoversi rapidamente e non ci sono scuse per i governi per non intervenire e far sì che ciò accada», ha dichiarato il direttore esecutivo Fatih Birol dellaInternational Energy Agency(Iea). Gli Stati Uniti hanno implementato nuove specifiche regolamentazioni e controlli a partire dal 2024, mentre l’Unione europea ha proposto una serie di requisiti da imporre alle imprese responsabili di queste emissioni. Anche la Nigeria, importante Paese africano strettamente dipendente dai giacimenti fossili, ha promesso nuove stringenti regole.

Redazione

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