Il 3 marzoGooglehapubblicatoun audit realizzato dallo studio legaleWilmerHaleche esamina l’impatto dei servizi e delle politiche suidiritti civilidel colosso tecnologico, con particolare attenzione alladiscriminazione etnicae al riconoscimento dell’identità di genere. «SebbeneGoogleabbia sviluppato forti e ben ragionate politiche per affrontare l’odio e le molestie, ci sonoopportunità di miglioramento», affermano i revisori, in particolare per quanto riguardaYouTube, controllata della società diMountain Viewdal 2006. «Raccomandiamo aGoogledi rivedere le sue politiche per assicurarsi che affronti in modo appropriato questioni come ilmisgenderingintenzionale o ildeadnamingdegli individui – afferma il rapporto – e continui a rivedere regolarmente le sue politiche in materia diodio e molestieper adattarsi al cambiamento delle norme relative ai gruppi protetti». Con la parolamisgenderingci si riferisce alla pratica di riferirsi alle persone con pronomi corrispondenti al lorosesso biologicoquando questo non coincide con quello della loroidentità di genere. Ildeadnaming, invece, si verifica quando una persona transgender viene chiamata colnome precedentea quello scelto in seguito al cambio dell’identità di genere. Il rapporto, inoltre, invitaGooglea prendere in considerazione lo sviluppo dimetriche aggiuntive«per monitorare la velocità e l’efficienza con cui rimuove gli annunci contenenti informazioni errate relative alle elezioni». Gli analisti consigliano di estendere le sanzioni per chi viola ripetutamente lenormesulle “affermazioni non attendibili” in materia dirappresentazione ingannevolein merito a questione politiche, sociali o di interesse pubblico. «Googlepotrebbe sospendere in modo permanente questi trasgressori dalle piattaforme pubblicitarie diGoogle», suggerisce il rapporto. L’audit sui diritti civiliGooglefa seguito a quello realizzato nel 2016 daAirbnbe nel 2020 daFacebook, e alle dichiarazioni in tal senso fatte lo scorso anno daAmazoneApple. La mossa eraattesaalmeno dal 2021, quando cinquesenatori democraticiinviarono unaletteraalla società nella quale esprimevano preoccupazione per i «pregiudizi dannosi inAlphabet», la società madre diGoogle, invitandola a condurre un audit «per rendere l’azienda e i suoi prodotti più sicuri per i neri». «Siamo impegnati a migliorare costantemente, e ciò include gli sforzi perrafforzare i nostri approcci ai diritti civili e umani», ha dichiaratoChanelle Hardy, a capo dei Diritti civili diGoogle. «Per aiutarci a guidarci, abbiamo condotto e pubblicato un audit volontario sui diritti civili delle nostre politiche, pratiche e prodotti». Attualmente lo studio legale WilmerHale sta anche rappresentando Twitter in uncasoarrivato davanti allaCorte Supremain merito alla possibilità che i social network siano ritenuti responsabili per icontenuti terroristicipresenti sulle loro piattaforme.
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