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Identità digitale: il progetto di unire Spid e Cie

 

Una applicazione unica per riunire in un unico strumentoSpid(Sistema pubblico di identità digitale) eCie(Carta identità elettronica). Se ne discuteda temponel contesto dell’Identità digitale europea(e-Id), che proprio all’inizio del mese haricevutoun’ulteriore spinta da parte della Commissione Ue, ma ora il Governo italiano sembra essere intenzionato ad accelerare il processo. È quanto fasapereRepubblica, secondo cui la proposta dell’Identità digitale nazionalesarà discussa il 23 febbraio nella prima riunione di un comitato tecnico istituito presso ilDipartimento per la trasformazione digitaledel Governo Meloni, e già a marzo, secondo i documenti visionati dal quotidiano, potrebbe essere aperto unbando di garaper la realizzazione dell’app. La questione tuttavia solleva alcune domande. La prima riguarda l’implementazione delsoftware europeogià in fase di sperimentazione, e per il quale a dicembre è statoassegnatoilcontrattodal valore di 26 milioni di euro alla societàNetcompany-Intrasoft, di proprietà delNetcompany Groupcon sede in Danimarca, e alla svedeseScytáles AB. Secondo quantodichiaratoaRaconteurdalla parlamentare europeaRomana Jerković, membra della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, il processo legislativo delwallet digitale europeopotrebbe essere completato entro la primavera, ponendo le basi per l’attivazione del portafoglio nel2024. A quel punto gliStati membrisaranno tenuti ad adattarsi allespecificheeuropee, e bisognerà capire come l’esecutivo intende integrare l’applicazione allo studio a livello nazionale con quella che dovrà rispondere alle normative Ue. Il secondo punto è tutto italiano. A differenza della Cie, emessa dal Ministero dell’Interno e prodotta dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, loSpidè in mano a diversigestoriprivati. Le loroconcessionisono state prorogate dall’Agid (Agenzia per l’Italia digitale) al 23 aprile di quest’anno, e il Dipartimento ministeriale starebbe pensando a unrinnovodella durata di 3 anni. Ma ora le società chiedono che lo Stato si faccio carico delle spese. A eccezione deicosti di attivazione, doveprevisti, o di quelli legati in qualche caso a servizi specifici, come il riconoscimento da remoto, lo Spid è essenzialmente un servizio gratuito per i cittadini, e la sua gestione è a carico delle aziende. Per questo in una lettera inviata il 17 febbraio dall’associazione di categoriaAssocertificatoriad AlessandroMusumeci, capo della segreteria tecnica del sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti, i gestori reclamano l’istituzione di un fondo dedicato che peschi dal Pnrr risorse stimate per circa50 milionidi euro,riferisceWired. Le società, inoltre, chiedono di essere coinvolte nei prossimi progetti legati all’identità digitale, anche all’interno del contesto europeo.

Redazione

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