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Leonardo comprese la gravità prima di Galileo e Newton

 

L’ossessione di Leonardo da Vinci per il volo e la sua conquista da parte del genere umano ècosa nota. Meno note sono le riflessioni del genio universale in merito alla sua più diretta antagonista: lagravità. Uno studiopubblicatosulla rivista che porta il suo nome dagli ingegneri delCalifornia Institute of Technology(Caltech) insieme a esperti dell’Università di scienze applicate e arti della Svizzera occidentale (Hes-so) prova a fare luce su questo aspetto. Rivelando come Leonardo, vissutotra il 1452 e il 1519, avesse ideato ben prima di Galileo e Newton esperimenti per dimostrare chela gravità è una forma di accelerazione, arrivando a individuare lacostante gravitazionalecon una precisione prossima al 97%. Leonardo non disponeva di uno strumento per misurare con precisione il tempo mentre gli oggetti cadevano, tuttavia alcuni disegni contenuti nelCodice Arundelconservato dallaBritish Librarydescrivono un esperimento nel quale unacaraffa d’acquasi sposta orizzontalmente facendo precipitare lungo il percorso acqua o materiale granulare, verosimilmentesabbia. «I suoi appunti chiariscono cheera consapevoleche l’acqua o la sabbianon sarebbero cadute a velocità costantema piuttosto avrebbero accelerato, spiegano i ricercatori delCaltech, e che il materiale smette di accelerare orizzontalmente, non essendo più influenzato dalla brocca, e la sua accelerazione è puramente verso il basso a causa della gravità». Da Vinci sottolinea che se il movimento della brocca accelera alla stessa velocità con cui la gravità accelera il materiale in caduta, questo forma una linea corrispondente all’ipotenusa di un triangolo rettangoloisoscele. Su questo lato Leonardo ha riportato la scrittaEquatione di Moti, riferito ai due moti perpendicolari della gravità e dell’oggetto in movimento. È proprio questa nota ad aver attirato per prima gli studiosi. «Mi sono interessato a vederecosa intendeva Leonardo con quella frase», ha dichiaratoMorteza Gharib, professore di Aeronautica e Ingegneria Medica dellaCaltech. Gharib ha condotto la ricerca insieme aChris Roh, attualmente allaCornell University, e aFlavio Nocadell’Università di scienze applicate e arti della Svizzera occidentale, che ha fornito le traduzioni italiane degli appunti di da Vinci annotati con lascrittura specularemancina propria di Leonardo, da destra verso sinistra. Nei suoi calcoli da Vinci commetteun errore, supponendo che la distanza dell’oggetto che cade sia proporzionale a 2 elevato a T, dove T è il tempo, anziché T al quadrato. «È sbagliato – commentano i ricercatori –, ma in seguito abbiamo scoperto cheha usato questo tipo di equazione sbagliata nel modo corretto». «Non sappiamo se da Vinci abbia fatto ulteriori esperimenti o abbia approfondito questa questione – aggiunge Gharib – Ma il fatto che stesse affrontando questo problema in questo modo,all’inizio del 1500, dimostra quanto fosse avanti il ​​​​suo pensiero».

Redazione

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