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Se fama e followers battono la competenza

 

Il nome che non ti aspetti a volte esce dal cilindro e si piazza là dove non avresti mai immaginato. È successo alcuni giorni fa, quandoLouis Vuittonha annunciato la nomina diPharrel Williams alla direzione creativa della divisione uomo. Che i tempi per l’investitura delsuccessore di Virgil Abloh, prematuramente scomparso nel 2021, fossero maturi si sapeva ma gli addetti ai lavori erano pronti a scommettere su un nastro nascente della moda, e non certo su uno deicantanti e produttori musicali più influenti degli ultimi 3 decenni, polverizzatore di record, vincitore di 13 premiGrammye molto altro. Eppure è successo,non senza polemica. L’orbita di Pharrel Williamsha sempre gravitato attorno alfashionsystem, con la creazione di un suo brand e collaborazioni più o meno riuscite, la prima proprio conLouis Vuittonnel2004, quando lui era ancora parte del gruppo N.E.R.D. e il marchio era guidato da Marc Jacobs. Poi fu la volta diGucci, Adidas, Uniqo, eChanelche lo fece addirittura sfilare in passerella. Insomma, non si può dire che la scelta sia caduta su una persona completamente a digiuno della materia e nemmeno che la visione eclettica, con la quale ha nel tempo contaminato diverse forme comunicative e artistiche, non possa portare grande beneficio alla casa di moda. Proprio per questo lecritichepiù pungenti nelle scorse ore non sono state rivolte nello specifico a Williams, maalla sedia che andrà a occupareche per questione di merito secondo molti sarebbe dovuta spettare ad altri. Williams è tra i numeri 1 della musica male sue competenze di design si fermano alla passione e a quell’estro creativoche non è detto sappia trasferire dal palco alla passerella. Nessun corso, nessun attestato, nessuna esperienza precedente se non collaborazioni nelle quali sicuramente fu affiancato da designer di professione. Non è unostilistama questo non ha impedito al marchio di proprietà del gruppoLVMH, di offrirgli uno dei lavori più prestigiosi del settore. E chi pensa a una scelta illogica forse non tiene in considerazione alcuni aspetti. I ricavi diLouis Vuittonhanno superato per la prima volta i 20 miliardi di euro nel 2022. La maggior parte di queldenaro proviene dalla vendita di borse, mentre i vestiti costituiscono solo un frammento delle vendite complessive: non è assurdo pensare che la mossa sia stata voluta proprio per dare al marchio unasvolta cool,almeno al settore uomo, il meno sfruttato fino a questo momento. Williams non è il primo designer a cui manca una formazione di base ma probabilmente è il primo chearriva da star, dopo aver affermato la propria leadership altrove. Una condizione che ha generato stupore planetario e mal di pancia nel mondo dellamoda. Designer che sognavano quel posto e studenti delle accademie, che desiderano e ambiscono a lavorare per un grande nome della moda, si sono ritrovati compatti nella polemica, alimentata dallaconvinzione granitica della mancanza di competenzadel cantante diHappy. La verità, però, è chela moda,come qualunque altro ambito,oggi è più a caccia di like che di vera qualità.Tutto passa attraverso isocialese qualcosa diventa virale è ok, altrimenti no. Non che eccellenza, sartoria e artigianalità non contino. Ma è fondamentale creare qualcosa di cui la gente parli. Ed ecco quindi che star da milioni di followers diventano direttori creativi, esattamente come atiktokereinfluencervengono affidate conduzioni tv o copertine di riviste, che una volta erano ad appannaggio esclusivo delle modelle. Tutto è show e lo show è tutto:il gruppoLVMH,forse, ne è convinto più di altri visto che nel 2019 aveva sostenutoRihanna’s Fenty,progetto chiuso per flop dopo 2 anni; e che poi aveva affidato la direzione creativa maschile aVirgil Abloh, stilista sì ma anche celebrità, amico e socio in affari di volti notissimi, come Kanye West. Anche in quel caso, molti storsero il naso salvo poi, il giorno della sua scomparsa, alzarsi in piedi ad applaudirlo. Adesso la storia si ripete con ancora più veemenza. Nessuno sostiene che Williams non possa presentare collezioni all’altezza o addirittura superare le alternative, ma un po’ di amaro in bocca per la sua nomina rimane. Lafama raggiunta grazie a un talento coltivato lontano dalle passerellegli ha permesso di scalare posizioni, piazzandosi davanti a chi, invece, si impegna magari da decenni con ago, filo e bozzetti. Oggi sembra che nulla di tutto ciò possa competere con milioni di followers che con un like possono far schizzare i ricavi alle stelle. Èloshowdicevamo, checannibalizza tutto. Anche la competenza.

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