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Più pelo per tutti!

 

Cosa accomuna balene, elefanti, esseri umani, delfinie leresistentie longeve talpe nude? Sono tutti mammiferi, d’accordo. Ma, l’ultimo che abbiamo citato ci fornisce un indizio, sono anche mammiferi con pochi o nessun pelo. Perché specie così diverse si sono spelacchiate muovendosi lungo i rami del proprio albero evolutivo? È la domanda sollevata da un team di ricercatori statunitensi che hanno esaminato icodici genetici di 62 animalinel tentativo di identificare quali cambiamenti possono aver contribuito all’evoluzione convergente di questa caratteristica in specie di mammiferi non imparentate. I risultati dello studio sono statipubblicatisulla rivista scientificaeLife, e rivelano che i geni e le sequenze regolatrici del Dna, precedentemente associate alla crescita dei capelli, accumulavanomutazioni a velocità significativamente diversenei mammiferi glabri rispetto a quelli pelosi. Questo indica che regioni associate alla crescita dei capelli sono anche correlate all’evoluzione della mancanza di peli. In altre parole: non abbiamo perso i peli, li abbiamo disabilitatiprogressivamente nel corso di un processo adattivo. «Il fenotipo glabro nei mammiferi è sorto almeno nove volte indipendenti lungo la filogenesi dei mammiferi», evidenzia lo studio. «Poiché gli animali sono sottoposti apressioni evolutiveper perdere i capelli, i geni che codificano i capelli diventano meno importanti», ha dichiaratoNathan Clark, professore associato di Genetica umana presso l’Università dello Utahche ha condotto lo studio insiemeMaria Chikinadell’Università di Pittsburghe aAmanda Kowalczykdell’Università Carnegie Mellondi Pittsburgh. «Ecco perché accelerano il ritmo dei cambiamenti genetici consentiti dallaselezione naturale. Alcuni cambiamenti genetici potrebbero essere responsabili della caduta dei capelli. Altri potrebbero essere danni collaterali dopo che i capelli smettono di crescere». L’auspicio dei ricercatori è che questi interruttori genetici possano essere in qualche modo riattivati a beneficio delle persone in caso dicalvizie,chemioterapiao disturbi che causano la perdita dei capelli. Una volta convalidate, infatti, le scoperte «potrebbero essereutilizzate per sviluppare trattamenti per la caduta dei capelli negli esseri umani.– afferma la ricerca – Inoltre il loro approccio computazionale potrebbe essere applicato ad altri esempi di evoluzione convergente in cui sono disponibili dati genomici, consentendo agli scienziati di comprendere meglio come si evolvono gli stessi tratti in specie diverse».

Redazione

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