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Pubblicità online: gli Usa fanno causa a Google

 

Il dipartimento di Giustizia degliStati Uniti haaccusatoGoogledi aver abusato della sua posizione dominate nel settore dellapubblicità online, dichiarando che la società «ha utilizzatomezzi anticoncorrenziali, esclusivi e illegaliper eliminare o ridurre drasticamente qualsiasiminacciaal suo dominio sulle tecnologie pubblicitarie digitali». Alla causa, lasecondaintentata dall’antitrust del Governo statunitense contro il colosso di Mountain View,hannoaderitoanche8 Statitra cui New York, Connecticut, Virginia e California, dove ha sede Google. Rob Bonta, Procuratore Generale dello Stato, ha dichiarato che le pratiche di Google hanno «soffocato la creatività in uno spazio in cui l’innovazione è cruciale». In un articolopubblicatosul proprio blog, la controllata di Alphabet ha risposto che l’azione legale, sulla scorta di una “causainfondata” intentata dal procuratore generale del Texas, replica “un’argomentazione erratache rallenterebbe l’innovazione, aumenterebbe le tariffe pubblicitarie e renderebbe più difficile la crescita di migliaia di piccole imprese ed editori”. Oggi circal’80% delle entrate di Google derivano dalle inserzioni pubblicitarie. Il 12% di queste proviene dall’attività di intermediazione tra inserzionisti ed editori svolta dalla società attraverso la suite di strumentiGoogle a Manager, che ora il dipartimento di Giustizia vorrebbe venisse venduta. Tanto gli inserzionisti quanto gli editori si sono lamentati del fatto cheGoogle non è stato abbastanza trasparente riguardo la modalità con cui vengono suddivise le entrate pubblicitarietra gli stessi editori e la società. A luglio dell’anno scorso Google aveva tentato di risolvere il problemaoffrendosidiscorporare una parte della divisioneresponsabile della pubblicità online ma facendola rientrare sotto l’egida di Alphabet, la società madre di Google. Un escamotage che però non ha convinto il Dipartimento di giustizia. “Il comportamento anticoncorrenziale diGoogle– si legge nel testo della causa – ha innalzato le barriere all’ingresso a livelli artificialmente elevati, ha costretto i principali concorrenti aabbandonare il mercato degli strumenti di tecnologia pubblicitaria, ha dissuaso i potenziali concorrenti dall’entrare nel mercato e ha lasciato i pochi concorrenti rimasti di Google emarginati e ingiustamente svantaggiati”. Il 20 gennaio, Google ha annunciato iltaglio di 12.000 dipendenti, pari al 6% della sua forza lavoro. Alla base della decisione, secondo quanto dichiarato da Sundar Pichai, Ceo di Alphabet, la necessità di «affinare i nostri obiettivi, rivedere la base dei costi e dirottare i nostri talenti e i nostri capitali versole principali priorità», in primo luogo lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Redazione

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