Categories: Diritti

Un sacchetto di perle per continuare a sognare

 

Nel leggere le testimonianze di coloro che vivono nelle comunità dei piccoliStati insulari, come per esempio quelli dell’Oceano Pacifico, colpisce l’amore per il“mana”e i“totem”che rappresentanolo spirito e le tradizioni di quelle terre. Penso a Tuvalu o alle isole Tiwi, ai discorsi dei variMr Simon Kofeo Dennis Tipakalippa. Lospirito dei luoghi quale senso della proprio esseree la coscienza di essere la ragione esistente di coloro che sono stati. Non bisogna andare lontani, però, per sentire e provare lo stesso. Se pensiamo aVeneziae alla sua storia, è stata un piccolo Stato insulare, anche se la sua fama è conosciuta in tutto il mondo. Venezia e la sua laguna sono Patrimonio Mondiale Unesco, un patrimonio che prestopotrebbe essere dichiarato in pericoloper assenza di efficaci azioni volte a tutelarla: azioni volte aregolare il flusso dei turisti,acontrastare lo spopolamentoe assicuraremantenimento delle tradizioni. E venendo alle tradizioni,chi pensa Venezia pensa anche al vetroe alle creazioni artistiche che con esso possono eseguirsi: tra essele perle a lume, conosciute anche comeperle veneziane, la cui antica arte di produzione è stata dichiarataPatrimonio immateriale dell’Unesconel 2020. Hanno una tradizione antichissima, che risale al dodicesimo secolo:ne sono state trovate alcune anche inAlaska,prodotte nel quindicesimo secolo alcuni decenni prima della scoperta dell’America da parte di Colombo. Oggetti talmente ben fatti da diveniremezzo di scambio:con esse gli olandesi acquistarono il terreno su cui fu costruitaNuova Amsterdam, poi divenutaNuova York, in onore del famoso duca che la bombardò e la occupò per rappresaglia contro i soprusi commessi dagli olandesi nei confronti degli inglesi nelle lontane isole delle spezie poste a oriente dell’India, duranti i contrasti guerreggiati che contrapposero la potenza olandese e quella inglese nel diciassettesimo secolo. Con le perle di vetro erano acquistati dai mercanti di uomini inglesi e portoghesi gli schiavi in Africa,venduti dai vari capitribù: a ricordarci che nello schiavismo una parte determinante la giocarono anche gli stessi africani che vendevano i nemici sconfitti e finanche i propri sudditi, a segno chegli esseri umani non si distinguono per il colore della pelle ma tra oppressori e oppressi. E per chi le ha viste – queste perle – è chiaro che anche i cosiddetti selvaggi, tanto selvaggi non erano, perchénon accettavano semplici perline, ma oggetti d’arte unici al mondo,non meno preziosi dei vari metalli e le merci che si usavano per eseguire baratti. Perle di vetro che arrivarono in Africa, perle veneziane ma anche praghesi, che influenzarono l’arte delle perle fatte con altri materiali dalle popolazioni locali, come quelle del lago Turkana in Kenya e del popolo Masai, che così iniziarono a utilizzare anche ilvetrocome materia prima, lavorato diversamente ma comunque ispirato alleperle veneziane. Perle in vetro che vennero utilizzate per il primo trasferimento immobiliare registrato avvenuto in Kenya, dove un terreno situato a Mombasa venne pagato parte con cotone grezzo e parte di queste stesse perle nel 1880. Da qui l’idea di unprogetto, nato della mente di un vetraio veneziano che, vicino a lasciare la propria attività che il figlio non ha voluto proseguire, ha promosso l’idea diinsegnare la tecnica veneziana a donneafricane,per trasformare un oggetto – un tempo mezzo di schiavitù – in strumento di emancipazione economica:perché le perle veneziane trovano sempre acquirenti. Il progetto è portato avanti dall’organizzazione non profitThe Thinking Watermill Society:vede al momento unastilistakenianaandare a Murano eimparare quest’arte,con l’idea ditornare in Kenya,dotata delle idonee attrezzature, eprodurre perle in vetroche possano impreziosire la propria collezione di borse, coinvolgendo ragazze madri che lavorano con lei. Parafrasando in inglese, non piùpearls for tearsbut as gears to empowers women and communities:perle non per lacrime,mastrumenti di emancipazione di donne e comunità. Un piccolo sasso – anzi, una piccola perla di vetro – nello stagno per proseguire una tradizione e creare una storia che, grazie aLa Svolta,continueremo a raccontarti.

Redazione

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