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Musei italiani: tanta cultura, tanto malessere

 

Se una cosa all’Italia non si può togliere è sicuramente la fama di culla della cultura e del sapere e di un museo a cielo aperto che racchiude secoli di storia. Ma se è vero che nel Belpaese si contano più di3000 musei sparsi su tutto il territorio,è vero anche che nelreport dell’Unesco sui musei nel mondo, l’Italia occupa solo l’ottavo posto, preceduta da Germania, Giappone, Federazione Russa, USA, Francia e Brasile; escende in undicesima posizionese si considera il rapporto tra il numero dei musei e il numero di abitanti pari al 59% rispetto al 71% e il 75% di Germania e Francia. Insomma, vivere di rendita elimitarsi a esaltare l’immenso patrimonio culturale che ci è stato lasciato in eredità non bastaper collocarci in cima alle classifiche mondiali e soprattutto per mantenere viva quella fama che gli uomini e le donne del passato hanno contribuito a costruire. Mentre il dibattito pubblico è focalizzato sulla proposta del ministro della Cultura Sangiuliano diinnalzare a 25€ il biglietto per accedere agli Uffizi, dai report più recenti emergono alcune criticità per quanto riguarda lacondizione dei musei in Italia e la loro fruibilità. A tal proposito è importante tenere a mente che i musei non svolgono solo il ruolo di preservare il nostro patrimonio culturale, ma rappresentano anche spazi di condivisione che rafforzano la coesione sociale,favoriscono la creatività e sono portatori di memoria collettiva.Inoltre, la loro funzione nella promozione del turismo è un motore chiave dello sviluppo economico, sia a livello locale che nazionale. Se un museo chiude – e in tutto il mondo, dopo la pandemia di Coronavirus hanno chiuso circa 85.000 musei – significa aver perso uno spazio essenziale di crescita e sviluppo, di condivisone e conoscenza. Ma torniamo all’Italia. Qual è la condizione del settore museale? Se guardiamo a quello che dicono i report, non delle migliori. In realtà la crisi non riguarda soltanto i musei ma, come è facile immaginare,il settore culturale in generale. Secondo ildiciottesimo rapporto annuale di Federculture del 2022, infatti, emergono dati preoccupanti. Se da una partela spesa complessiva delle famiglie italiane nel 2021 ha subito una crescita generale(+4,7% rispetto al 2020, con un saldo, però, ancora negativo rispetto al 2019), le cose sono un po’ diverse per quanto riguarda la voce “ricreazione, spettacolo e cultura”. Anche in questo settore si registra un leggero miglioramento (una variazione tra il 2021 e il 2020 del 6%), ma è bene sottolineare due aspetti. In primo luogo, stiamo parlando di uno degli incrementi (6%) più bassi dei vari capitoli di spesa; inoltre, si tratta delvalore più lontano dai livelli del 2019. Se, infatti, la spesa media mensile pre-pandemica per famiglia ammontava a 127 euro, ora èscesa a 99, con una leggera ripresa rispetto ai 93 del 2020. Ma il dato più interessante riguarda nello specifico i servizi ricreativi e culturali che sembrano seguire una tendenza inversa, dal momento chesi è registrato un calo sia nel 2020 che nel 2021con una variazione negativa tra il 2019 e il 2021 pari al 40%. In particolare,a risentirne sono stati soprattutto i cinema, i teatri e i concerti (-75), e a seguire i musei, parchi e giardini (-25%).L’allontanamento dalla fruizione culturaleriguarda tutte le fasce di età,ma soprattutto i giovani e le giovani fino a 19 anni. E non finisce qui. Infatti, come mostra il grafico, il report attesta unanetta differenza di fruizione tra il Nord e il Sud del Paese, con il Sud che spende molto meno rispetto al Nord per i servizi culturali. L’ineguale accesso ai musei a seconda della localizzazione geografica è una realtà che non riguarda, purtroppo, solo l’Italia. Secondo il report dell’Unesco sui musei nel mondo, infatti, è evidente cheessi non siano distribuiti equamente nel globo. Se, infatti,nel Nord Americaci sono circa 33.000 musei, pari al65% della presenza totale, inAfrica e nel sud-ovest asiaticose ne contano soltanto 841 e 473, rispettivamente lo0.9% e lo 0.5%. Dunque, nonostante l’Italia sia stata e continui a essere uno dei centri culturali più importanti al mondo, il settore museale non sembra riflettere questa centralità. L’unico modo per invertire questa tendenza èinvestire nel settore culturale,eppure non sembra che ci siano inversioni di rotta all’orizzonte.

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