Con il termine queer-bashing (talvolta anche gay bashing) si indica un attacco, un abuso o un’aggressione commessi contro una persona che è percepita dall’aggressore come Lgbtqai+, e include sia la violenza che il bullismo contro queste persone. Il termine copre sia la violenza e il bullismo nei confronti di persone Lgbtqai+, sia di persone che non lo sono ma che l’aggressore percepisce come tali. Le aggressioni fisiche a volte includono violenze estreme o omicidi motivati dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere o dall’espressione di genere della vittima. I giovani Lgbtqai+ hanno maggiori probabilità di denunciare il bullismo rispetto ai giovani non Lgbtqai+, in particolare nelle scuole. Le vittime possono sentirsi insicure, con conseguente depressione e ansia, compreso un aumento dei tassi di suicidio e tentato suicidio. Gli studenti – e più in generale le persone – Lgbtqai+ possono provare a “passare” (in inglese si utilizza il termine passing) per eterosessuali per sfuggire al bullismo, portando a ulteriore stress e isolamento dai supporti disponibili. Alcuni Stati hanno approvato leggi contro il bullismo, la violenza e i crimini di odio motivati dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere. In Italia, nonostante a partire dagli anni ‘80 si sia cercato a più riprese di introdurre una norma ad hoc, non è ancora presente e il Ddl Zan, l’ultima proposta di legge che andava in questa direzione, è stata bocciata al Senato.
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