Deadnaming. Il termine significa chiamarequalcunǝ o riferirsi a lǝi con il nome che non usa più, ovvero il “dead name” (nome morto). Il nome precedente è solitamente il nome di nascita e, anche se tecnicamente è possibile fare deadnaming a qualsiasi persona che ora usa un nome diverso, il termine è usato in relazione a persone transgender, di genere non conforme e non binarie ed è considerato un atto violento. Il deadnaming, infatti, può essere involontario o un tentativo deliberato dinegare, deridere o invalidare l’identità di genere di una persona. In entrambi i casi, quando si utilizza il “dead name” di qualcunǝ stiamo dicendo che abbiamo la possibilità di vederlǝ e definirlǝ come preferiamo, piuttosto che rispettare la sua identità. Questo è un atto incredibilmente irrispettoso, che sia fatto intenzionalmente o meno. Fare deadnaming a qualcunǝ, anche se fatto accidentalmente, porta in superficie tutte le sue esperienze di vita negative legate a quel nome, costringendo la persona ad affrontare emotivamente quel trauma in un momento casuale in cui potrebbe non essere preparata a farlo o, anche se è preparata ad affrontare quel trauma, non c’è ragione per darlǝ un motivo di farlo.
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