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Inflazione: aumenteranno anche gli stipendi delle badanti?

 

L’inflazionepotrebbe farsi sentire anche negli stipendi delle e deibadanti,colfebaby-sitter. A partire dal 1° gennaio 2023, infatti, se non si trova un accordo, scatterà automaticamente l’adeguamento nella misura dell’80% dell’inflazione per le retribuzioni minime. Entro il 20 dicembre il ministro del Lavoro dovrà convocare la Commissione Nazionale per l’aggiornamento retributivo (art. 38 Ccnl), altrimenti l’adeguamento scatterà in automatico. Il tempo per intervenire è poco. Quale sarà la conseguenza? Dal momento che a novembre l’inflazione si è attestata sull’11,8% (fonte: Istat), l’incremento previsto sarà presumibilmente del 9%per le categorie quali colf, badanti, baby-sitter. Chi ne risentirà maggiormente? Ad accusare il colpo saranno soprattutto le famiglie che hanno una o unbadante o colf convivente, che non viene pagatə a ore bensì con uno stipendio minimo mensile. Infatti, secondo i calcoli, si potrebbe arrivare a pagare unə badante o unə colf fino da 109 euro, fino a un aumento di 145 euro in più al mese, che in un anno sono circa 2.000 euro. Ovviamente, a subire l’adeguamento saranno anche i contributi dei lavoratori domestici, e sono destinati anch’essi ad aumentare. Se, invece, una famiglia versa unapaga orariasuperiore a quella prevista dalla Ccnl (4.83€/h), allora non ne sarà coinvolta. Si tratta comunque di un’ulteriore stangata per le famiglie, già fortemente appesantite dal caro-bollette. A lanciare l’allarme è stata laFidaldo(Federazione italiana dei datori di lavoro domestico), che chiede uno scaglionamento nei tempi di questi aumenti e la defiscalizzazione del lavoro domestico. “L’auspicio è che attraverso un confronto con le parti sociali si possa arrivare a uno scaglionamento nel tempo di questi incrementi, che peseranno sui budget familiari già gravati dagli aumenti del prezzo del gas e delle bollette”: queste le parole di speranza, ma anche preoccupazione, della Federazione. Ma non solo, il presidente della Federazione, Alfredo Savia, ritiene che sia necessariotrovare un compromessoe fare in modo che l’adeguamento non scatti in automatico «per scongiurare il rischio di incremento dellavoronero, fenomeno preoccupante che rischia di dilagare qualora le famiglie dovessero trovarsi nelle condizioni di non riuscire a far fronte a questi aumenti vertiginosi». Anche perché le famiglie datrici di lavoro domestico, attualmente, sono aiutate da parte dello Stato soltanto dalla deducibilità dal reddito dei contributi versati (fino a 1.549,36 euro all’anno) e dalla detraibilità dall’Irpef del 19% delle spese per addetti all’assistenza di persone non autosufficienti (fino a 2.100 euro per contribuente), ma solamente se il reddito complessivo non va oltre i 40.000 euro. È necessario, quindi, trovare un equilibrio per difendere anche le famiglie datrici di lavoro che, visti gli aumenti, potrebbero arrivare aridurre le oreandando acolpire i lavoratori stessi.

Redazione

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