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Decrescita, un nuovo paradigma per il futuro

 

Secondo leultimeproiezioni delFondo Monetario Internazionalelacrescita dell’economia globale dovrebbe attestarsi intorno al +2,7% nel 2023. Untrendsostanzialmentedeludenterispetto alle previsioni del passato, che porta molti leader a essere spaventati dalla stagnazione in corso o addirittura dallarecessioneche colpirà diverse nazioni avanzate. La crescita del Pil è infatti considerata imperativa, un dogma inviolabile che condiziona ogni politica governativa e un elemento fondamentale per il progresso della società umane e lo sviluppo tecnologico, nonostante alcune voci abbiano denunciato da tempo e invano ipericoli di una crescita senza limiti. Di fronte al continuo aggravarsi dellacrisi climatica-ambientale, con distruzione degli habitat naturali ed enormi effetti collaterali in ambito sociale e psicologico,diversi studiosi hanno iniziato a mettere in discussione il paradigma dominante, proponendo al contrario ladecrescita. Questa importante teoria che è anche al centro del libroChe cosa è la decrescita oggidiGiorgos Kallis, Susan Paulson, Giacomo D’Alisa e Federico Demaria, pubblicato daEdizioni Ambiente. Nell’opera vengono illustrati i concetti principali,sfatando una serie di miti e tesi negativespesso esposte dai sostenitori del modello dominante. «Le idee e le pratiche della decrescita cercano di influenzare la storia da due punti di vista inseparabili: fermare la crescita dei consumi materiali e delle transazioni commerciali; dare forma a istituzioni, relazioni e identità personali che permettano di vivere bene senza crescita. La decrescita auspica un rallentamento gestito in modo da ridurre al minimo i danni a umani e non umani». Lanecessità di un cambio di rottanasce dagli spaventosi costi dell’espansione del modello industriale-tecnologico e dalla paura di un suo violento collasso. Con il continuo perseguimento dellacrescita eterna senza limiti«l’economia globale si espanderà di 11 volte entro la fine di questo secolo. […] Con un’economia globale che estrae già 92 miliardi di tonnellate di materiali ogni anno». Una pressione insostenibile che potrebbe minare definitivamente la stabilità dellasocietà, senza contare che lacrescita materiale non va a beneficio di tuttigli esseri umani ma privilegia principalmente una minoranza, generandodiseguaglianzee discriminazioni intollerabili. Per funzionarela teoria della decrescita dovrebbe esplicarsi in 5 precisipunti: «il Green New Deal senza crescita, il reddito di cura e i servizi universali; la promozione dei beni comuni e delle gestioni comunitarie; la riduzione dell’orario lavorativo; un sistema di finanza pubblica a supporto delle prime quattro misure». Ottenerequesta inversione a livello planetario non sarà affatto semplicee anche se la speranza è alimentata da esempi come quello dellaNuova Zelanda, che ha promesso di dare priorità al benessere sociale rispetto alla crescita delPil, per il momento si tratta di cambiamenti limitati, che coinvolgono piccole aree senza intaccare il nucleo dei centri di potere globali. Gli autori del volume si rendono conto delledifficoltà poste dall’attuazionedi una tale rivoluzione, sostenendo che «sarà difficile per chi si mobilita per la decrescita, farsi strada nella politica elettorale, scendere a compromessi con le spinte per il dominio geopolitico e sopportare violente ripercussioni e autoritarismo reazionario». Lasoluzionesuggerita per far fronte alle possibili ostilità è rappresentata dallealleanze con più soggetti su scala internazionalema visto lo scenario attuale e le crisi in aumento viene da chiedersi se ci sarà spazio per implementare queste teorie nel giro di uno o due decenni, o bisognerà aspettare diverse generazioni e magari eventi traumatici epocali. Infine sorge spontaneo domandarsi se il rischio non sia il verificarsi di unaviolenta reazione di rigetto da parte di coloro che occupano i posti apicalie la cui ricchezza deriva proprio dal sistema dominante, e che per questo hanno tutto l’interesse ad alimentare l’illusione della crescita infinita in un pianeta finito, come purtroppo è statodimostratorecentemente allaCop27.

Redazione

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