In Italia si aspettano novità nel decreto Fer (relativo alle energie rinnovabili), con incentivi affinché l’agrovoltaiconon sia più equiparato al fotovoltaico a terra e ai suoi limiti, in modo da avere finalmente corsie preferenziali e sblocchi autorizzativi. Il tutto contemporaneamente alla nascita dell’Associazione italiana agrovoltaicosostenibileper mettere insieme agricoltura e fotovoltaico. Intanto dall’estero arrivano studi importanti che garantiscono i benefici di questa tecnica. IlWall Street Journalcita una ricerca della americanaPurdue Universityche ha verificato gli effetti di diverseconfigurazioni di pannelli solari sulle coltureche crescono sotto di loro. I ricercatori sostengono che la possibilità dicoltivare sullo stesso terreno in cui sono in uso i pannellisolari non solo libererà terreni agricoli per molteplici usi simultanei, ma contribuirà anche allariduzione delleemissioninegli Stati Uniti. Proprio negli Usa i terreni agricoli si sono contratti di quasi il 25% dagli anni Cinquanta, secondo il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti: con la riduzione degli spazi, la sfida è scegliere se puntare su perimetri da destinare a pannelli fotovoltaici o coltivazioni. Con la tecnica dell’agrovoltaico, però, si potrebbe ovviare a questo problema. Attualmente la capacità totale di energia solare del mondo legata a questo sistema è pari a circa 2,9 gigawatt (alla fine del 2020) ma secondo gli esperti crescerà fino a superare i 10 gigawatt entro il 2030. Sempre più pannelli sopraelevati garantiranno dunque ombra e microclima per crescere e preservare le colture: fattore che non è applicabile a tutte le coltivazioni, ma che per alcune può essere una soluzione ottimale. Gli studi dellaPurdue Universitysi stanno concentrando, per esempio, sumais e soiacresciuti in agrovoltaico: stanno testando varie configurazioni nella speranza di trovare quella ottimale per ogni coltura. Il programma dell’università utilizza pannelli sopraelevati che si muovono per far entrare più o meno luce solare sulle colture che crescono al di sotto e l’ateneo affermache ci sonobuone speranze per una crescita, anche se attualmente i raccolti delle colture di prova sono inferiori di circal’8-10%a quelli che sarebbero senza gli impianti. «Stiamo lavorando per eliminare questo scarto», ha affermato fiducioso Rakesh Agrawal, professore di ingegneria chimica allaPurdue. Si stima che in 3 o 4 anni il problema sarà risolto, sviluppando sistemi di agrovoltaico che serviranno ai coltivatori per ottenere buone rese ed energia. Lo stesso stanno facendo anche in Spagna con il vino: il programmaWinesolarpunta, per esempio, a determinare il posizionamento ottimale dei pannelli solari per la crescita dell’uvanei vigneti. Progetti innovativi che finora però, dagli States all’Europa, hanno trovato una burocrazia lenta e l’opposizione di comitatiNimby: senza ostacoli, sostengono gli esperti, l’agrovoltaico potrà finalmente crescere in futuro più velocemente.
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