Categories: Diritti

Lavoro in carcere? Una chance per pochi

 

Quali siano le condizioni all’interno delle carceri italiane lo raccontano fin troppo bene – troppo spesso inascoltati – report, indagini, testimonianze. Anche noile avevamo raccontate, concentrandoci sulla drammatica situazione di sovraffollamento, mancanza di supporto psicologico e trattamenti troppo spesso disumani che si erano tradotti in un numero di suicidi tra i detenuti straordinariamente alto. Un articolo a firma diBianca Lucia MazzeiperIl Sole 24 Ore, però, ora fa luce su un’altra enorme criticità del sistema penale italiano che ha come obiettivo ultimo – ricordiamolo – il reinserimento dei detenuti:l’inefficacia del lavoro e della formazione in carcere. «Il lavoro in carcere, soprattutto quello più formativo e professionalizzante svolto per imprese e cooperative esterne all’amministrazione penitenziaria,resta una chance per pochi», spiega l’autrice:solo il 4,5% dei detenuti, infatti, svolge attività con aziende e cooperative, mentrela formazione è in calo. In ulteriore calo, potremmo dire: le statistiche dei percorsi formativi all’interno degli istituti penitenziari, infatti, non hanno mai brillato. Basta pensare che,negli ultimi trent’anni, la quota più alta di detenuti coinvolti è quella del 2004,pari al5,7% del totale.Un numero già molto basso, chesi sta riducendo ulteriormente. Nel periodo gennaio-giugno 2022solo il 3,2%dei detenuti ha concluso un corso professionale. Quello che mostranoi dati del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, però, è che a diminuire non è solo il numero dei corsi portati a termine, maanche quello degli iscritti.Già prima del crollo legato dalla pandemia, che ha quasi azzerato (0,7%) la partecipazione ai percorsi formativi,per un decennio il grafico è stato in discesa, dal 4-5% al 2-3%. Questo è legato non solo alla mobilità dei detenuti, ma soprattutto al fatto che, spesso,la scelta è tra la formazione e il lavoro. Un lavoro che, però, è ancora per pochi. E in poche zone: come spiega Mazzei, le opportunità si concentrano prevalentemente in alcune zone,Lombardia e Veneto sopra tutte. Se meno di cinque detenuti su 100 lavorano (4,5%) con cooperative o aziende esterne, a essere più diffuse sono lepossibilità professionali alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria. Secondo i dati del ministero della Giustizia coinvolgono quasi il 30% dei presenti a fine giugno e riguardavano l’87% dei detenuti “occupati”. Questo tipo di attività – lavori di pulizia, lavanderia e simili – però,sono poco qualificanti e, soprattutto, vengono assegnate a rotazionee sono pertanto di breve durata. La quota totale di detenuti che lavorano è del 34%, un dato in linea con quello degli anni precedenti. Significativamente,la percentuale è identica a quella del 1991: negli anni, il dato è crollato intorno al 2010 per raggiungere il picco negativo del 19% nel 2012, ma nonostante la ripresa non si riesce a superare la soglia dei tre detenuti lavoratori su 10. Eppure, come riporta ilMinistero della Giustizia, «l’art. 15 della l. 354/1975 – Ordinamento penitenziario (o. p.), individua illavoro come uno degli elementi del trattamento rieducativostabilendo che, salvo casi di impossibilità, al condannato e all’internato è assicurata un’occupazione lavorativa. […] Nel nuovo quadro normativo il lavoro svolto dalle persone detenute è sostanzialmente allineato a quello svolto dai cittadini liberi. Non è obbligatorio, in ragione del principio di libera adesione al trattamento, non è afflittivo, ha una funzione risocializzante coerente con il dettato dell’art. 1 della Costituzione e devefavorire l’acquisizione di una formazione professionale adeguata al mercato». Se una parte di questo discorso è certamente vero – i detenuti che lavorano sono remunerati, hanno diritto a ferie, assenze per malattia retribuite, contributi assistenziali e pensionistici – quello che ancora manca non è solo la capacità dicoinvolgere un numero più ampio di detenutima anche, e soprattutto, proprio la coerenza il dettato dell’articolo 1 e la capacità di creare dei percorsi formativi e professionali che sianorealmente qualificanti e che possano preparare a un successivo ingresso nel mondo del lavoro. I lavori più qualificanti, ovviamente, sonoquelli con soggetti esterni al carcere. Come ha spiegato al Sole 24 OreCosima Buccoliero, direttrice della casa circondariale di Torino che a Milano aveva diretto il carcere modello di Bollate, però, «nonostante gli sgravi fiscali e contributivi previsti dalla legge Smuraglia, purtropposono pochi gli imprenditori interessati a investire. Il carcere, però, è ancherespingente.Dovrebbe piegarsi di più alleesigenze degli imprenditori. Serve un approccio diverso e vanno accettati i rischi di una maggiore flessibilità. Ne vale la pena». La “legge Smuraglia” (o, più precisamente, “Legge 22 giugno 2000, n. 193 – Norme per favorire l’attività lavorativa dei detenuti”) garantiscebenefici fiscali ai datori di lavoro che assumono detenuti, anche come lavoranti esterni con rientro notturno in istituto «pari a 520 euro sotto forma di credito d’imposta per ogni detenuto assunto», oltre a uno sconto del 95% sui contributi che il datore di lavoro versa allo Stato per la pensione e l’assistenza sanitaria. Questi benefici si estendono a un periodo di 18 o 24 mesi successivi alla scarcerazione.

Redazione

Recent Posts

Perché le slot sono il gioco più universale del casinò

In ogni angolo del mondo, dai casinò scintillanti di Las Vegas alle piattaforme online accessibili…

3 settimane ago

È stata presentata la Biennale Architettura 2025

  Anche se manca ancora un anno, professionisti e gli appassionati del settore si preparano…

2 mesi ago

Roma addio, da oggi il Lazio e l’Italia non saranno più le stesse | I cittadini già insorgono

Da questo momento l'Italia non sarà più la stessa, dobbiamo dire definitivamente addio a Roma…

3 mesi ago

Addio a bonifici e pagamenti tracciati, si torna al baratto: olio EVO e pomodori per i pasti di un mese | Avviene proprio in Italia

Altro che bonifici e pagamenti tracciati, adesso i pagamenti avvengono con il baratto e la…

3 mesi ago

Kate porta via i suoi figli da Palazzo: un taglio netto con il passato | Ecco dove abiteranno

Kate ha preso la sua decisione e ha portato i suoi figli lontano da palazzo,…

3 mesi ago

Gli aerei in profonda crisi, arriva il loro concorrente numero uno: il treno che sembra uno yacht e che collega l’Italia all’Europa

Se il comparto aereo è in netta crisi, sono sempre di più coloro che decidono…

3 mesi ago