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Le Hawaii preferiscono gli atleti alle atlete

 

Nella più grande scuola superiore pubblica delleHawaiic’è un problema didiscriminazione sessualediffusa e sistemicache emerge nel 50° anniversario della legge federale che vieta questo trattamento negli ambienti educativi. Alcune atlete dellaJames Campbell High School, la più grande scuola pubblica dell’arcipelago immerso nell’Oceano Pacifico, hanno denunciato episodi che violano la norma del 1972, andando al di là dellapartecipazione femminile aglisportuniversitarie delladisparità di trattamento rispetto agli atleti: l’accusa rivolta ai funzionari della Campbell è diaver danneggiato le studentesseche avevano denunciato questi episodi. Dopo che una Corte d’appello degli Stati Uniti si è espressa a favore delle atlete, affermando che loro causa avrebbe potuto diventare un’azione collettiva contro il Dipartimento d’Istruzione delle Hawaii, le studentesse hanno deciso di parlare pubblicamente, raccontando la loro storia alNew York Times. Ashley Badis, ex giocatrice di pallanuoto alla Campbell, ha denunciato lamancanza di una piscina per gli allenamenti dellasquadra femminile, costretta a effettuarli nell’oceano. Alcune ragazze hanno detto di aver trascinato per tutto il giorno borsoni contenenti palloni da calcio, parastinchi e altre attrezzature, vistal’assenza di sacche, reti e armadietti. Altre ancora sono statecostrette a recarsi in un Burger King per usare il bagnoo a cambiarsi sotto le gradinate del campo sportivo o sull’autobus. Episodi che non hanno riguardato in alcun modo i ragazzi, forti dei loro spogliatoi e delle strutture adeguate. A volte le calciatrici non potevano allenarsi fino a quando le squadre maschili non avevano concluso i loro allenamenti sull’unico campo a disposizione, per non parlare delle trasferte: sono statiben pochi i tornei disputati fuori dall’isola di Oahu, dove sorge la capitale delle Hawaii, Honolulu, poco distante dallaJames Campbell High School. O ancora: nonostante le richieste delle atlete di pallanuoto, la scuola non aveva assuntonessun allenatore o allenatriceper la stagione primaverile, costringendo i genitori a reclutarne uno (senza che la scuola chiedesse documentazioni o ne controllasse i precedenti). Spesso, nellescuolesuperiori americane, sono i genitori a spingere i funzionari scolastici a offrire pari opportunità a studenti e studentesse, ma quando questo non avviene i distretti si accordano senza che i casi vengano processati. Il caso delle Hawaii fa anche riferimento a rappresaglie contro le ragazze che avevano sollevato preoccupazioni e avvertendo i membri dell’istituto di parlare con cautela intorno a loro. Tutto accade a cinquant’anni dalla promulgazione delTitolo IX, la legge fondamentale sull’istruzione statunitenseche sancisce la parità di diritti tra i banchi di scuola e negli ambienti educativi. Dopo la sentenza del giudice federale a favore di un’azione collettiva, è chiaro chel’esito del processo potrebbe interessare generazioni di ragazze hawaianee fungere da stress test per le promesse e le responsabilità della legge del 1972. Le Hawaii, tra l’altro, sono il Paese d’origine diPatsy T. Mink, rappresentante statunitense che introdusse la legislazione sull’equità di genere nell’istruzione: «Se non riusciamo a fare le cose per bene nello Stato che lei rappresentava, allora dobbiamo riflettere seriamente», ha spiegato alNew York TimesEllen J. Staurowsky, ricercatrice e professoressa di media sportivi all’Ithaca College. Gli imputati, tra cui figurano il Dipartimento dell’Istruzione delle Hawaii e laOahu Interscholastic Association, che sovrintende allo sport delle scuole superiori, hanno spiegato di aver fatto del loro meglio per fornire alle ragazze dei servizi adeguati. Eppure, già nel 2018, il sito di informazioneHonolulu Civil Beatrivelavache le atletenon avevano mai avuto uno spogliatoiofin dalla fondazione dell’istituto, avvenuta nel 1962. Dopo l’articolo, l’American Civil Liberties Uniondelle Hawaii, l’organizzazione che si batte per la difesa dei diritti e delle libertà civili nel Paese,ha chiestoal Dipartimento dell’Istruzione di elaborare un piano per affrontare le disuguaglianze, affermando che ben14 scuolein tutto lo Stato avevanoarmadietti sportivi per gli atleti maschi, ma non per le ragazze. Frustrata dalla mancanza di progressi, l’Aclu hawaiana aveva citato in giudizio il Dipartimento nel dicembre 2018 per conto delle atlete. L’ironia della sorte è che in quel periodo lo stato delle Hawaii stava dedicando una statua a Patsy Mink. Ora, il giudice ha fissato una data per il processo, che si terrà a ottobre 2023. Le studentessenon chiedono risarcimenti, solo cambiamenti e responsabilità. «Volevo assicurarmi che le cose andassero meglio per le generazioni future», ha spiegato Ashley Badis. «Non volevo che passassero quello che ho dovuto passare io».

Redazione

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