Per i diritti delle donne. Ma contro l’aborto, leunioni civilie laprocreazione assistita. Eugenia Roccellaè la nuova ministra dellaFamiglia, dellaNatalitàcon delega allePari opportunità. Classe 1953, Roccella è nata a Bologna in una famiglia molto aperta ai diritti civili: il padre Franco è uno dei fondatori delPartito radicalementre la madre è la pittrice e femminista Wanda Raheli. Da giovane la futura ministra sembra ripercorrere le orme dei genitori: si iscrive al Partito radicale e sale alla guida del Movimento di liberazione della donna agli inizi degli anni Settanta. In seguito abbandona la politica attiva per oltre vent’anni per occuparsi della famiglia. È un periodo che porta evidentemente a dei cambiamenti. Riapparsa sulla scena politica, Roccella abbandona il Partito radicale e si dice contraria all’eugenetica e alla pillola RU 486 (usata per abortire). In un’intervista ad Avvenire del 2005 spiega le sue posizioni: «Ci sono due discorsi da fare sull’autodeterminazionee lalibertà di scelta. Da una parte è bene sapere che lo slogan delle libertà di scelta, il ‘free choice’, è stato messo pesantemente in discussione dalle femministe proprio nella sua terra d’origine, gli Stati Uniti. La cosiddetta libertà di scelta è stata messa in discussione perché si è cominciato a capire che da libertà di scelta di ‘quando e se’ essere madri, sta diventando sempre più una libertà di scelta sul figlio: la libertà di “chi” essere madri, attraverso la selezione genetica sul figlio». Roccella accusa quindi i radicali di essere diventati individualisti e sostenitori del “totalitarismo eugenetico”. È molto critica anche sul tema dell’eutanasia. Nel 2007 diventa portavoce delFamily Day. Si avvicina quindi al centrodestra: alle Politiche del 2008 viene eletta alla Camera nelle liste del Popolo della Libertà (quota Forza Italia). Nel maggio dello stesso anno diventa sottosegretario al ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali. Organizzatrice dellaConferenza nazionale delle famiglie, provoca polemiche trasversali quando nel 2010 invita all’evento anche omosessuali e trans. «Tutte le persone gay e trans che volessero venire, sono i benvenuti perché riconoscerebbero che essere figli di un uomo e di una donna è un esperienza che unisce tutti», spiega. Ma dagli interpellati le risposte sono molto tiepide e guardinghe. Lei nel frattempo tira dritto: si definisce ancora una femminista, convinta, però, che la forza delle donne sia “nella potenza vitale del materno”. Nel 2013 fonda anche “ Di Mamma ce ne è una sola”, il primo comitato italiano contro l’utero in affitto. Resta parlamentare fino al 2018 quando non viene rieletta. Nel frattempo si avvicina a Fratelli d’Italia. Le sue posizione pro-life a ogni costo convincono Meloni a volerla come ministra della Famiglia e della natalità. Lei fino all’ultimo non fa mistero delle sue posizioni molto chiare. Sull’aborto a un mese dalle elezioni dice: «È il lato oscuro della maternità».
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