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Irlanda del Nord: il sorpasso cattolico

 

Per la prima volta dalla nascita dell’Irlanda del Nord nel 1921, il numero dicattolicidella provincia britannica ha superato quello delle persone di fedeprotestante. A testimoniarlo è ilcensimentoper l’anno 2021 diffuso il 22 settembre dall’Agenzia nazionale di statistica e ricerca. Secondo la rilevazione, a esserecattolico è il 45,7% della popolazionenordirlandese, mentre il 43,5% si dichiara protestante o di altre confessioni cristiane. Il censimento precedente, risalente al 2011, fotografava il 45,1% dei cattolici a fronte del 48,4% dei protestanti. Se i cattolici sono quindi cresciuti dello 0,6%, i protestanti sono diminuiti di quasi il 5%. Un dato che va letto anche in relazione all’aumento di chi professa altri credo religiosi (+0,6%) e deinon credenti(+3,7%). Il sorpasso dei cattolici, tuttavia, potrebbe non interessare soltanto la religione, ma anche politica. Benché si tratti di una corrispondenza imperfetta e non sempre confermata, storicamente gli elettori di fede cattolica sono in larga parterepubblicani, favorevoli cioè all’indipendenza dell’Irlanda del Nord dal Regno Unito e al suo ricongiungimento con laRepubblica d’Irlanda. Al contrario iprotestantisostengono in maggioranza il legame col Regno Unito, e vengono per questo chiamati “unionisti” o “lealisti”, a sottolineare la loro fedeltà alla corona. A partire dalla fine degli anni ’60, nazionalisti e repubblicani si sono scontrati nel corso di una sanguinosa guerra civile durata 30 anni – i cosiddettiTroubles, “Disordini” – conclusa ufficialmente il 10 aprile 1998 con la firmadell’Accordo di Belfast. Con questo accordo, meglio noto comeAccordo del Venerdì Santopoiché sottoscritto il giorno della festività cristiana, entrambe le parti riconoscevano formalmente la reciproca legittimità, e il Regno Unito si impegnava a emanare la legislazione necessaria a creare l’Irlandaunitaqualora fosse stata espressa questa volontà dalla maggioranza della popolazione dell’Irlanda del Nord. Quella decisione sembra ancora lontana, ma i legami della provincia britannica col Regno Unito si sono in parteindebolitiin seguito allaBrexit. Secondo quanto riportato dallo stesso censimento, i nordirlandesi che dichiarano disentirsi “British”sono passati dal 40% del 2021 al 32% attuale. Le elezioni di maggio scorso, inoltre, hanno decretato il successo diSinn Féin, il partito nazionalista repubblicano che alle elezioni di maggio ha guadagnato per la prima volta la maggioranza relativa (29,02%). Fattori che nel corso dei prossimi anni potrebbero dare nuova linfa alla spinta indipendentista.

Redazione

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