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Perché l’Europa vuole bloccare i fondi di coesione per l’Ungheria?

 

Si intensifica lo scontro fra le istituzioni dell’Unione europeae il governo ungherese diViktor Orbán. Domenica laCommissione Ueha proposto, esplicitamente, di congelare il 65% deifondi di coesionedestinati all’Ungheria, per una valore di circa 7,5 miliardi di euro pari al5% del Pil ungherese. La decisione finale poi spetterà alConsiglio europeoche ha un mese di tempo per approvare o negare la mozione, a maggioranza qualificata. La richiesta di congelamento è stata dettata dalla continuaviolazione dello stato di diritto europeoda parte del governo di Budapest e dalle preoccupazioni riguardanti la corruzione endemica presente: «Riguarda le violazioni dello stato di diritto che compromettono l’uso e la gestione dei fondi della Ue. Non possiamo concludere che il bilancio della Ue sia sufficientemente protetto», ha affermato il Commissario al BilancioJohannes Hahn, il quale però allo stesso tempo ha sostenuto che «siamo realmente confidenti che… vedremo significative riforme in Ungheria, le quali in effetti rappresenteranno un cambio di direzione». Questo atto è solo l’ultimo capitolo di uno scontro che va avanti da anni e coinvolge anche altri esecutivi dell’Est Europa come il governo polacco. Il quale ha sempre fatto da sponda all’Ungheria, compresa questa volta: «LaPoloniasi opporrà fermamente a qualsiasi azione delle istituzioni europee che intendano privare illegalmente i fondi agli Stati membri, in questo caso l’Ungheria in particolare», ha ammonito il primo ministro polaccoMateusz Morawiecki. Ma se da una parte la Polonia tenta di proteggere per convenienza nazionale l’agire ungherese, dall’altra parte molti membri dell’Unione sono sempre più insofferenti di fronte alle azioni di Orbán che stanno minando definitivamente le procedure democratiche interne, con continui attacchi contro l’opposizione parlamentare, le Ong e gli attivisti della comunitàLgbtq. Di fronte a questa deriva diversi membri del Parlamento europeo hanno dichiarato in un report simbolico chela nazione ungherese non è più una democrazia funzionante: «Ci rammarichiamo che l’assenza di un’azione decisa da parte dell’Unione europea abbia contribuito alla disintegrazione della democrazia in Ungheria, facendone un regime ibrido di autocrazia elettorale», ha affermato l’eurodeputata Gwendoline Delbos-Corfield. Nonostante le accuse e le preoccupazioni a livello continentale, è probabile che verrà raggiunto un accordo in extremis per impedire il blocco dei fondi tramite l’implementazione di varie riforme da parte del governo di Budapest. «La decisione finale richiede la maggioranza qualificata nel Consiglio ed è quindi puramente politica. Molti Paesi saranno cauti nel compiere un passo così drastico. Se l’Ungheria adotterà qualche riforma, cosa che in realtà ha già fatto, mi aspetterei un accordo che consentirà al Consiglio di respingere la mozione della Commissione», ha fatto notarePiotr Buras, membro delWarsaw office for the European Council on Foreign Relations(Ecfr).

Redazione

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