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Uno scudo contro il global warming

 

LaTerraè bollente,chiunque può accorgersene: ghiacciai che si sciolgono, temperature che salgono, caldo che diventa emergenza. Negli ultimi anni la temperatura del nostro pianeta si èalzata di 1,1 C°, avvicinandosi pericolosamente alle cifre stabilite nell’Accordo di Parigi, il patto climatico che impone di limitare l’aumento delle temperature sotto i 2 C° e mantenerlo intorno a 1,5 C°. Ciò a cui stiamo assistendo oggi è pericoloso tanto per l’ambiente e per interi ecosistemi, quanto per l’uomo, con vere e proprie emergenze climatiche e sanitarie. Per rientrare in standard climatici accettabili, occorre agire rapidamente e drasticamente cambiando stile di vita. Ma lì dove l’essere umano non può (o non vuole) arrivare,giunge in soccorso la scienza e la tecnologia. Così, i ricercatori delMassachusetts Institute of Technology(MIT) hanno pensato di contribuire all’attenuazione del problema del riscaldamento globale lanciando in orbita unoscudo di bolle ultrafredde di silicio(grandi più o meno quanto il Brasile) per schermare la Terra dal calore del Sole e, quindi, cercare di posticipare ancora per un po’ i danni irreversibili del cambiamento climatico. L’idea non è nuova: già alla fine degli anni ‘80 fu avanzata una proposta per la costruzione di uno schermo di vetro dello spessore di circa 2 km, posto tra Terra e Sole, per riflettere la luce solare e rimandarla indietro piuttosto che proiettarla sul Pianeta, regalando un po’ di refrigerio. Negli anni il progetto è stato più volte ripescato, rivisitato, studiato e riproposto: per un periodo si è pensato di sfruttare frammenti di materiali estratti dalla Luna, poi si è virato verso frammenti di asteroide. Oggi la scelta è ricaduta subolle di silicio. L’idea avanzatadagli scienziati del MIT prevede il posizionamento di un’enorme composizione di bolle di schiuma formate da silicio fuso, per una grandezza pari a quella di tutto il Brasile, e uno spessore variabile in modo da captare e riflettere diverse lunghezze d’onda della luce solare, al Punto Lagrangiano 1 (L1), dove l’attrazione gravitazionale della Terra e del Sole sono abbastanza equilibrate, così da permettere alla composizione di rimanere in orbita. Lebolle verrebbero gonfiate direttamente in loco(abbattendo così in modo notevole i costi della missione: sarebbe impensabile ed esageratamente dispendioso lanciare bolle grandi 8,5 milioni di kmq) e, in caso di imprevisti o necessità, basterebbe farle scoppiare e aspettare che la schiuma si disperda nello spazio. Senzanessun rischio per l’ecosistemadel pianeta Terra. Grazie alla loro azione, le bolle ultrafredde di silicio potrebbero fungere davero e proprio scudo protettivoe deviare l’1,8% dei raggi solari, regalando al nostro pianeta un minimorefrigerio dal riscaldamento globaleche lo attanaglia. Secondo i ricercatori, inoltre, ilPianetapotrebbe beneficiare di questa protezione per un periodo che va dai 50 ai 200 anni. Non si tratta dunque di una soluzione all’emergenza climatica che stiamo vivendo, ma di una valida alternativa qualora i nostri sforzi (o meglio, quelli che dovremmo fare) per invertire la rotta non dovessero funzionare. Oggi l’ipotesi di un’alternativaper aiutare la guarigione di una Terra malata c’è ed è uno scudo formato da bolle. Ma tutte le bolle, prima o poi, sono destinate a scoppiare, lasciando scoperte le fragilità e le ferite trascurate negli anni di una lunga battaglia e destinate a diventare colpi mortali se non prendiamo coscienza e rimediamo subito a quello che sta diventando unsuicidio di massa.

Redazione

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