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Lo scandalo infinito dell’obiezione all’IVG

 

Si è dimesso.L’ultimo ginecologo non obiettore di Cosenza si è dimesso.Francesco Carioti non ce la faceva più: come tutti i ginecologi non obiettori (circa il30% su media nazionale,ma con oscillazioni notevoli di regione in regione) era ridotto a reggere per intero sulle sue spalle l’erogazione di un servizio di base per la salute riproduttiva delle donne e di tutte le persone che possono generare. Un servizio negato non solo dai colleghi ginecologhi di Carioti, ma anche dal resto del personale medico necessario per effettuareIVG: anestesisti, infermieri, ostetrici. Tutti obiettori. Carioti ha gettato la spugna. Non lo biasimiamo – la situazione era insostenibile e scandalosa – ma orale donne cosentinedevono andare a fare la fila all’ospedale di Castrovillari,50 chilometri più in là. Immaginatevi cosa vuol dire questo per una donna che non ha un mezzo di trasporto proprio, o che è costretta a tenere lagravidanza(e relativa interruzione) nascosta alla famiglia. Se da un lato l’abortonon è per forza una scelta dolorosa e lacerante, ed è vero invece che chi sceglie di interrompere una gravidanza lo faperché quella è la scelta migliore nel momento,è anche vero che dell’aborto è difficile parlare in pubblico. È una cosa che la maggior parte delle persone tiene per sé e non racconta volentieri, tutt’al più lo fa in forma anonima. Questo silenzio, perfettamente giustificato dallostigma che circonda l’aborto,rappresenta anche un grande vantaggio per chi potrebbe e dovrebbe affrontare la questione dell’obiezione di coscienza,e non lo fa perché lapax politicaè più importante dei diritti delle donne e delle persone gestanti. Sappiamo da anni che la situazione negli ospedali è vergognosa e chei livelli di obiezione sono fuori controllo.Quello che non sappiamo – ed è stato oggetto di indagine da parte di Chiara Lalli e Sonia Montegiove nel libroMai dati(Fandango, 2022) – è chi e dove siano questi obiettori, in quali strutture siano impiegati, quante siano le strutture pubbliche in cui il servizio viene negato permancanza di personale non obiettore. I dati sulla 194 sono volutamente oscurati: dal Ministero della Salute, dalle Regioni, dalle strutture stesse. Lalli e Montegiove hanno provato a ricostruirli, e nel farlo si sono trovate davanti a notevoli assurdità (del tipo: “Bollini rosa” di qualità assegnati in premio a strutture che non praticano IVG per totale assenza di sanitari disponibili a effettuare gli interventi) e a unagenerale reticenza,per non dire proprio ostilità. La realtà la conosciamo. La situazione intorno all’IVG dovrebbe essere oggetto di unintervento immediatoe robusto del Ministero e dei governatori, a prescindere dal colore politico: dato che siamo un Paese e non una federazione di Stati, è inconcepibile che ci siano regioni in cui l’accesso all’aborto vieneostacolato per motivi puramente ideologici, che hanno come risultato l’aumento degli aborti clandestini(anche questi, mai oggetto di indagini ufficiali ma solo di ricostruzioni giornalistiche) ed espongono chi vuole o deve interrompere una gravidanza agravi rischi per la sua salute.Chi si accorge tardi di una gravidanza rischia di vedersi respingere da struttura dietro struttura, e in ogni nuovo ospedale o clinica rischia di trovarsi davanti il muro degli obiettori o dei volontari dei centri di propaganda antiabortista, che la riempiono di fandonie o cercano di manipolarla usando ilsenso di colpa per non farla abortire. L’obiezione va limitata.La legge lo consente, è una questione di volontà politica: non è possibile – ed è scandaloso, continueremo a ripeterlo – che i sanitari obiettori facciano carriera sulla pelle dei colleghi e delle persone cui rifiutano l’assistenza.Essere obiettori deve comportare delle penalitàrispetto alla possibilità di essere impiegati in strutture pubbliche. Serve un tetto, servono misure atte a contenere il dilagare di una scelta che a cinquant’anni dall’introduzione della legge 194 è difficile non vedere come frutto di semplice calcolo opportunistico. Chi si è laureato dopo il 1978 sa praticare unabortoe sapeva che sarebbe stato chiamato a farlo. La situazione non può che peggiorare.L’avvento di un governo di estrema destra, come abbiamo visto in altri Paesi del mondo, colpisce prima di tutto il diritto di accesso all’aborto. È successo in Polonia, sta succedendo negliStati Uniticome lascito della disastrosa presidenza Trump, e succederà anche da noi. E anche se i ministri e le ministre della Salute che abbiamo visto in questi anni si sono distinti soprattutto per l’ignavia con cui hanno deciso di astenersi dall’intervenire, questo non è una scusa per disertare le urne alle prossime elezioni. Se l’accesso all’aborto libero, gratuito e legale vi sta a cuore,scegliete partiti che se ne facciano caricoin maniera inequivocabile. Chi può votare dovrebbe farlo, ora e sempre: soprattutto se ha un utero, soprattutto se vuole tutelare il diritto altrui di disporre del proprio.

Redazione

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