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La mafia si combatte anche con l’arte

 

Tra le tante iniziative per ricordare il 30° anniversario della strage di Capaci, questa sera su Sky Arte va in onda alle 21.25 “Arte vs Mafia – La forza della bellezza”, produzione Sky Original realizzata da 3D Produzioni (sarà poi disponibile on demand e in streaming su NOW). La squadra che ha realizzato il documentario, spiega allaSvoltala registaSimona Risi, è al femminile: «Il soggetto è nato da Didi Gnocchi, autrice Valeria Parisi e la montatrice Beatrice Corti. Abbiamo lavorato in sintonia per realizzarlo». Il lavoro inizia e si chiude con la voce diPaolo Borsellino, l’ultimo degli uomini dello Statouccisi dalla mafiain quell’estate del 1992: racconta e mostra come il sacrificio degli uomini dello Stato abbia segnato le coscienze non solo dei cittadini comuni, dellagiustiziae dellapolitica, ma anche delmondo dell’arte. La peculiarità, infatti, consiste proprio nello sguardo scelto: «Nato per i trent’anni dagli attentati a Falcone e Borsellino, il documentario non tratta solo il tema della memoria, ma parla dellaforza rigeneratrice dell’arte in risposta alla violenza della mafia. Abbiamo proposto una nuova prospettiva: il fermento di un territorio che reagisce coi propri artisti e con le sue visioni e tutto ciò genera una forza». Alletestimonianze dei familiari delle vittime(Maria Falcone, Fiammetta Borsellino, Franco La Torre) e dei giornalisti, si alternano e incrociano la voce e le immagini degli artisti. Tanti i pezzi di un puzzle che ricostruiscono questo mosaico, a partire dallafotografia scattata da Tony Gentile a Falcone e Borsellino che sorridono(chissà quante volte l’avrete vista e magari adesso ne scoprite l’autore, ascoltando com’è stato colto quel momento) e alla quale si ispira ilmuraleche troneggia sul lungomare di Palermo dipinto dagli street artistRosk e Loste. I volti dei due magistrati hanno ispirato anchela Porta dei Giganti, un’imponente installazione pittorica diAndrea Buglisisu due palazzi costruiti accanto al carcere dell’Ucciardone. Nell’aula bunker di Palermo, teatro del maxi processo, l’artistaVelasco Vitaliha esposto per la prima volta ilBranco, opera/metafora itinerante realizzata con rifiuti derivanti dall’abusivismo edilizio, ora esposta nel cortile della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo. Di mafia, ma soprattutto di riscatto nella cultura parla l’artista concettuale Emilio Isgrò che vede la sua“Sicilia cancellata” come una terra che «ha il problema di non avere avuto, nel passato, un ceto medio: in basso c’era Riina, in alto Pirandello». Non vogliamo rivelarvi tutto ciò che scoprirete e che siamo convinti lascerà un seme proprio come il“Seme d’Arancia” di Isgrò. Una chicca ci regala “Arte vs Mafia”:Claudio Favaripercorre le tele – di forte impatto – del padre Giuseppe, scrittore, giornalista, autore teatrale ucciso dallamafia catanesenel 1984, il quale combatteva il crimine con le parole, con le immagini. Neldocumentariosono stati raccolti anche ricordi e opinioni della gente comune anche per capire cosa comunicassero queste opere a loro. «L’Arte può contribuire alla lotta contro la mafia», ci risponde la regista continuando «oltre alla giustizia, ci vuole un movimento culturale. Ricordo questa frase diPeppino Impastato: se si insegnasse la bellezza alla gente si fornirebbe un’arma contro la paura, la rassegnazione, l’omertà. L’Arte, con altri mezzi rispetto a quelli dell’attivismo e della politica,ha il potere di scuotere le coscienze. Quando ci si pone la domanda se la bellezza salverà il mondo, è una bellezza che non è intesa nel senso estetico-formale, ma nell’ottica del bene, della cultura e della giustizia». Con trasporto Simona Risi ricorda l’incontro conLetizia Battaglia, colei che ha visto e fotografato la mattanza della mafia e che, nell’intervista rilasciata poco prima di morire, dichiara che il giorno della strage di Capaciscelse di non andare sul luogo dell’esplosionee di smettere di fotografare gli eccidi di mafia: «Da Falcone in poi ho detto no, non ho fotografato neppure Borsellino e Don Puglisi», per non trasmettere, con il suo obiettivo, soltanto dolore, ma appunto, bellezza. Qual è la responsabilità dell’artista in questi tempi che stiamo vivendo? «Raccontare in un modo sobrio e con poesia, che abbia una propria etica nel narrare, nell’usare anche certe sfumature nel racconto, senza calcare troppo su facili rappresentazioni delle vicende e, parallelamente,riuscire a emozionare con eleganza» conclude Risi.

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