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Il cittadino romano, a questo punto, è confuso

 

Che Roma, e il centro-sud, abbiano bisogno di impianti per iltrattamento dei rifiutiè cosa nota a tutti. Secondo i dati Ispra, infatti, sia gli inceneritori, sia la stragrande maggioranza di impianti per il trattamento della frazione organica sono al centro-nord, con percentuali schiaccianti. Proprio nelle regioni dove si differenzia di più. Lo scontroattuale, dunque, è tuttosu quali impianti fare al centro: gli ambientalisti sono contrari al termovalorizzatore di Roma, per il quale il Pnrr non prevede fondi, mentre sostengono la necessità di biodigestori. Biodigestori che in realtà il sindaco di Roma ha chiesto, sempre per la capitale, con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Puntando, però, a tempo stesso, anche su untermovalorizzatore,per mettere fine alle file di camion che ogni giorno escono da Roma per portare la spazzatura altrove. Chi ha ragione e chi torto? Anche gli espertinon sono del tutto unanimi. Secondo alcuni, il termovalorizzatore potrebbe scoraggiare la raccolta dell’organico, e viste le grandi dimensioni potrebbe spingere a far diventareRoma una sorta di hub della spazzatura del centro-Italia.Secondo altri, la maggioranza, oggi i cosiddetti TMB, che separavano secco e umido, non sono più necessari, perché l’organico si differenzia a parte. Ma una frazione di indifferenziata resterà comunque, e dunqueinvece che farla finire in discarica èpreferibile bruciarlain un termovalorizzatore costruito a norma. Il cittadino romano, e non solo, a questo puntoè confuso. Da un latocrede nella transizione ecologica, e vorrebbe una città con una raccolta differenziata porta a porta spinta all’estremo. Dall’altro, in una metropoli dove esiste una seconda popolazione non residente, quella deimilioni di turisti e pendolariche ogni giorno arrivano in città, dubita che ciò sarà possibile. Al netto dell’inefficienza, per usare un eufemismo, dell’Ama,Roma non è e non sarà mai una città come un’altra. La cronaca di questi giorni, con frotte dicinghialinei quartieri borghesi di Roma nord, conferma che l’emergenza esiste ancora, ed è straziante, e che Roma esige soluzioni radicali e non temporanee. Ma soprattutto immediate. Quello che la vicendatermovalorizzatore a Romamostra, tuttavia, è qualcosa di ancora più disturbante. E cioèl’incapacità di trovare soluzioni che non riproducano i vecchi schemi.E cioè chi governa da un lato. E ambientalisti e in questo caso i 5Stelle all’opposizione, pronti alle barricate perché l’inceneritore non si faccia, dall’altro. Le domande sono molte: il Movimento 5Stelle è contrario, ma non servirebbe forseun mea culpasul fatto che in cinque anni di amministrazione la questione rifiuti non è stata per nulla risolta, anzi la differenziata è scesa? E perchéGualtieri,come ha fatto notareRossella Muroni,non ha apertoun confronto con la popolazione sul tema, non essendo tra l’altro il termovalorizzatore sul programma? Gli ambientalisti, dal canto loro, non potrebbero sedersi a un tavolo e cercare di capire se ci possono essere vantaggi ed eventualmentequali garanzie possono portare a casarispetto all’impianto? Insomma,sarebbe auspicabile trovare una convergenza, che dia ai cittadini non il senso di un perenne scontro, ma l’idea che si intende trovare una soluzione concreta e metterla in atto. L’impianto di Roma sarebbe un impianto molto costoso, importante, definitivo.È giusto dunque che se ne discuta. Lo si potrebbe fare non dico senza ideologia, perché non credo nell’opposizione tra ambientalismo ideologico e realismo (spesso gli ambientalisti sono assai più realisti), ma almeno provando a capirecosa si può, in parte, cedere e su che cosa si può convergere? Il termovalorizzatore voluto da Gualtieri resta comunque un impianto.Non pregiudica la transizione ecologica, che invece non si sta facendo.E d’altronde, se non siamo in grado di metterci d’accordo su un termovalorizzatore, come potremo tentare di decarbonizzare l’Italia, arrivare alla neutralità climatica, rendere sostenibile l’intera nostra mobilità?

Redazione

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