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Castagneto Carlotta: a metà tra Macondo e Carducci

 

Il magico diCarlotta Vagnolisi trova a metà traMacondo, il paese in cui Gabriel Garcia Marquez ha ambientatoCent’Anni di solitudine, eCastagneto Carducci, il luogo di villeggiatura toscano accanto a Bolgheri, appena sotto Cecina. Il viaggio letterario dell’autrice, nota grazie al suoattivismosul tema della violenza di genere,è un percorso biografico che attraversa anche il surreale dell’altrove per approdare in terraToscana. La sua terra. La “non casa” di Carducci, visto che a Castagneto, l’autore della nota poesia de “i cipressi che a Bolgheri alti e schietti van daSan Guidoin duplice filar” ci restò pochino pochino, e tuttavia la patria di Carlotta, che invece vi ha costruito il suo nido sin da piccolissima. Era lacasa dei nonni. È una casa fronte mare. È una casa che ha una storia speciale perché è un rifugio che è diventato un punto di partenza per tante altre avventure. Quelle raccontate da Carlotta nel suo libro, le storie di persone che esistono e che popolano d’inverno e d’estateil piccolo borgo della marina, e le storie parallele dei personaggi di Marquez, che in qualche modo ricalcano quelli da cui è circondata l’autrice. La bella Remedios, che si mostra poco e non perché sia snob ma perché – come la nonna di Carlotta – viene blindata in casa, causa troppa avvenenza. E trasforma l’abitazione da luogo dimarginalizzazionea set di indispensabili giochi tra sé e sé. E poi gli esorcismi subiti daSierva Marìae la storia dei templari e della tradizione esoterica toscana, con le gesta del popolare esorcista della zona, Monsignor Vignini. E poi, ancoraRosa Cabarcas, la mamà del bordello di Barranquilla e l’unicasex workerdi Castagneto. Da cui per anni è stato bandito il mestiere. Che cosa passa, tra il piccolo paese frontemare fatto di storie di angeli che servono il vino rosso frizzante che fa venire il mal di testa, e il mondo fantastico di Marquez, in cui il mare lo cercano tutti ma non c’è? Credo, queste storie siano attraversate dalfiume Carlotta, che le ha popolate entrambe, dal vivo, nella sua eclettica personalità e fantasia. L’impressione, leggendo “Memorie delle mie puttane allegre”(e non tristi, come quelle di Marquez) è che il suo posto del cuore, dell’infanzia, della scrittrice, sia tanto lacasa Buendìaquanto la villetta accanto al rudere abbandonato diCastagneto Carducci Marina. Il mondo di Carlotta, insomma, è molto più colorato, complesso e fantasmagorico di quando non sembri all’apparenza. Un mondo che forse è stato davvero una sorta di ancòra di salvezza. Come cita l’esergo del libro di Marquez: “la casa, come qualsiasi bordello all’alba, era quanto più vicino al paradiso”. Quello che possiamo imparare da Carlotta? Forse, chei luoghi che abitiamo sono più importanti di quanto immaginiamo, e che ci fa bene approfondire le bugie, le malcelate verità, gli intrighi, le famiglie e i peccati originali del nostro passato – anche remoto – per poi riderci sopra, e raccontarli:è il sale della vita.

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