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Un ventennio di disastri ambientali (causati dall’uomo)

 

Dal 2001 al 2020, la Terra ha subito tra i 350 e i500 disastri ambientali l’annocausati dall’uomo. Entro il 2030 questo dato potrebbe salire a 560, con una media di 1,5 al giorno e un incremento del 40% rispetto al 2015. È quanto emerge dal rapporto annuale di valutazione globale stilato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di catastrofi(Gar 2022). «Nonostante gli impegniper costruire la resilienza, affrontare il cambiamento climatico e creare percorsi di sviluppo sostenibile, le attuali scelte sociali, politiche ed economiche stanno facendo il contrario», si legge nel report. Una situazione che rischia di compromettere gli obiettivi fissati dalQuadro di Sendai, undocumentoin linea con l’Accordo di Parigie conl’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibileche è stato sottoscritto nel 2015 dagli stati membri dell’Onu allo scopo di ridurre i rischi legati alle catastrofi ambientali entro il 2030. I dati rilevano in particolare che dal 2000 al 2030 gli eventi legati allasiccitàsubiranno una crescita di oltre il 30%, mentre quelli connessi alletemperature estremesono prossimi a triplicare dal 2001 al 2030, con un impatto negativo sulla biodiversità e sulla sostenibilità ambientale. Queste tendenze, sostiene la relazione dell’Undrr, «implicano cheil mondo è destinato a superare il limite fissato dall’Accordo di Parigi»,che vincola l’aumento delle temperature al tetto di 1,5 gradi Celsius. Secondo l’ultimorapportodell’Ipcc, i cambiamenti climatici e gli impatti dei disastri ambientalicauseranno lamigrazione internadi 216 milioni di cittadini entro il 2050 e determineranno lapovertàdi 132 milioni di persone entro il 2030. A scontare le conseguenze peggiori sono iPaesi in via di sviluppo, dove a essere vulnerabili sono circa1 miliardo di personeche vivono incondizioni di povertà o emergenza abitativa. «Non solo i Paesi in via di sviluppo più esposti hanno una quota trascurabile dei finanziamenti internazionali per prevenire disastri o mitigarne l’impatto, ma sono anche i meno assicurati, lasciando che a pagare il costo più alto siano i più poveri», commenta sulGuardianMami Mizutori, rappresentante speciale del Segretario generale per la riduzione del rischio di catastrofi, che sottolinea come «le priorità del mondo non sono allineate a quelle di chi corre il rischio maggiore». Ma a livello globale è significativo come ifinanziamentiin caso di catastrofi costituiscano una parte relativamente piccola sul totale degli aiuti pubblici allo sviluppo. Su un importo complessivo di1,17 trilioni di dollarierogati nell’ultimo decennio (2010-2019), rivela lo studio, solo l’11% (133 miliardi di dollari) era correlato ai disastri ambientali, e appena lo0,5%era connesso alle misure diriduzione preventiva del rischio. La ricerca evidenzia inoltre come disastri e calamità naturali possano avereconseguenze ad ampio raggiosulle disuguaglianze strutturali o sociali già presenti, in modo analogo a quanto accaduto con gli effetti della pandemia da Covid-19. A essere coinvolti sono anche i pregiudizi culturali che determinanodiscriminazioni etnicheedisuguaglianza di genere. Nei Paesi ad alto reddito, si apprende dallo studio, le donne che hanno accesso individuale ai finanziamenti in caso di emergenzarappresentano il 66% contro il 72% degli uomini. Gli indicatori relativi agli Obiettivi di sviluppo sostenibile, inoltre, mostrano «correlazioni statisticamente significative tra la violenza di genere e l’incidenza dei disastri». Le donne sono anche le maggiori vittime dellatratta di esseri umani, un altro impatto sociale indiretto determinato dalle emergenze ambientali. «I settori della politica, della finanza e dello sviluppo devono iniziare a investire in unariduzione inclusiva del rischio, in particolare nei paesi più colpiti», conclude Mami Mizutori. «Solo così potremo proteggere i più vulnerabili salvaguardando i guadagni sociali ed economici realizzati in tutto il mondo».

Redazione

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