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Anche l’Italia, nel 2100, sarà un luogo inospitale

 

Entro fine secolo,gran parte delle aree del Pianeta potrebbe essere decisamente meno ospitale. Il motivo? Lo sappiamo tutti.La crisi climatica. Ondate di calore, innalzamento dei mari, eventi meteo estremi sempre più frequenti (come gli uragani) e carenza idrica. Questii principali problemi cui l’umanità potrebbe andare incontro tra neanche 80 anni. A rappresentarli in modo chiaro e interattivo, c’ha pensato il Berliner Morgenpost, che ha realizzatouna mappa 3D, suddivisa in esagoni rappresentanti ciascuno una superficie di 12mila chilometri quadrati,per spiegare quali zone saranno meno abitabili. Tra queste, anche l’Italia. I territori considerati meno abitabili sono stati proposti in questa rappresentazionemisurando l’intensificarsi delle conseguenze dei cambiamenti climatici. Senza però considerare eventuali interventi antropici per mitigarne gli effetti. Inoltre, la piattaformanon tiene inoltre conto degli eventuali cambiamenti demografici. Dunque, anche i flussi di persone potenzialmente colpite sono solo ipotetici. E,probabilmente al ribasso, viste le attuali previsioni demografiche. Le visualizzazioni ipotizzano scenari, in linea alle previsioni delClimate Action Tracker, per i qualiil riscaldamento globale raggiungerebbe i +2,5° o +3° entro il 2100, rispetto ai livelli preindustriali. Quattro le criticità rappresentate dalla mappa. Nel primo scenario proposto, si apprende cheun quarto di tutta la popolazione mondiale sarà sottoposto a uno stress idrico estremo. Attualmente, la maggior parte delle persone colpite vive in Asia e in Africa. Ma entro il 2100 si prevede che 147 milioni di europei saranno esposti allo stesso problema. I più minacciati?Gli italiani(il 62% della popolazione). A seguire, russi, spagnoli, belgi e tedeschi. Il problema delle ondate di calore, invece, riguarderà il 13% della popolazione mondiale (circa 1,2 miliardi di persone),con India eAfrica subsaharianain testa. Per quanto riguardal’innalzamento del livello del mare, questo problema potrebbe colpire, sulla base della distribuzione attuale della popolazione, il 2% della popolazione mondiale (oltre 118 milioni di persone). Guardando all’Europa, i cinque Paesi più colpiti saranno, in ordine,Paesi Bassi, Germania, Italia, Polonia e Belgio. Infine,il problema dei cicloni tropicali, cheinteresserà circa il 10% della popolazione(920 milioni di persone). Soprattutto nelle aree dell’Asia orientale, centro America e nord Australia In base alle rappresentazioni della mappa 3D, questi potenti vortici d’arianon necessariamente aumenteranno di numero. Ma di intensità. A causa dell’aumento della temperatura del mare, infatti i cicloni tropicali avranno modo diincanalare maggiore energia, infrangendosi sulle coste. E sprigionando tutta la loro catastrofica forza.

Redazione

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