Che l’atmosfera terrestre non goda di ottima salute è risaputo. E c’era da aspettarsi che gliincendi in Australianon avessero aiutato. Tra il2019e il2020, le fiamme divampate per240 giornihanno divorato, nella loro corsa inarrestabile,43 milioni di acri di terra, con conseguenze devastanti: in primis la morte di33 persone, la distruzione di3.000 abitazioni,e la fuga e l’uccisione di3 miliardi di animali. Ma, non solo. Per la prima volta è stato dimostrato unnesso di causa-effettotra gli incendi sul suolo australiano e una complessivariduzione dell’ozono. A rivelarlo è uno studio pubblicato dalMassachusetts Institute of Technology (Mit):“On the stratospheric chemistry of midlatitude wildfire smoke”. Il team internazionale di ricercatori – tra i tanti,Kane Stone, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Atmosfera e del Planetario del MIT, insieme a collaboratori provenienti dall’Università del Saskatchewan, dal Centro nazionale per la ricerca atmosferica, dall’Università di Colorado a Boulder e persino dallaNASA- ha registrato unassottigliamento dell’ozonosfera- che si colloca nel secondo strato dell’atmosfera (la stratosfera) – dell’1%. Sembrerebbe una cosa di poco conto, ma potrebbero servire10 anni affinché si riformi. Del cosiddetto“buco dell’ozono”- la diminuzione di molecole di triossigeno nella stratosfera, in prossimità dell’Antartide – se ne parla ormai da tempo e solo nel 2020, a vari decenni di distanza dalle misure di contenimento delle emissioni disposte dalProtocollo di Montreal del 1987, se ne era finalmente annunciata la“chiusura”. Quando la furia del fuoco si è placata, il fumo prodotto si è addensato formando una nuvola enorme,3 volte più estesa di qualsiasi altra nuvola di fumo sino a ora studiata. Salendofino a 35 kmdalla superficie terrestre, ha generato una dispersione nell’aria di oltre1 milione di tonnellate di particelle. Monitorandola via satellite, gli scienziati hanno appurato chetra marzo e agosto 2020, il fumo a contatto con le molecole di azoto dell’atmosfera ha scatenato una reazione chimica responsabile della diminuzione dell’ozono. Per verificarlo, i ricercatori hanno compiuto una serie disimulazioni atmosferiche, servendosi di unmodello tridimensionale globale, in grado di riprodurre centinaia di reazioni chimiche dell’atmosfera. L’amara coincidenza è che l’impatto degli incendi ha finito perannullare i risultati positivi(proprio dell’1%) ottenuti negli ultimi anni grazie agli sforzi per ridurre le emissioni.
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