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Bullismo: rispondere all’odio con l’amore

 

”È malvagio. Quando uno piange, egli ride. Provoca i più deboli di lui, e quando fa a pugni, s’inferocisce e tira a far male. Non teme nulla, ride in faccia al maestro, nega con una faccia invetriata, è sempre in lite con qualcheduno. Egli odia la scuola, odia i compagni, odia il maestro”.Edmondo De Amicis,Cuore. Una figura sadica, che proietta il proprio dolore e le insicurezze nell’altro, il quale sprofonda in una spirale di abulia e passività che lentamente corrode l’anima in uno sviluppo perverso, fino a oscurarla del tutto. Un meccanismo che affonda le radici nell’odio. Eppurel’etimologia della parola “bullo” deriva dal tedesco “bule”, amico intimo, compagno.Come è possibile che la figura archetipo dell’aggressività, la personificazione della prepotenza e della malvagità significhi in realtà l’esatto opposto? Per contrastare il bullismo bisogna imparare a combattere le paure.Rispondere all’odio con amore, aiutare l’altro ad accettare le proprie debolezze. Bisogna rendere il “nemico” amico. Ecco allora che il reale significato del bullo, il bule, assume un significato tangibile, in un processo di avvicinamento da violento teppista a compagno ammirevole. Un chiaro esempio di rinascita è quello diChiara, una ragazza di 14 anni,vittima di bullismo scolastico. Dopo anni di violenza fisica, di oppressione psicologica, di esclusione, di minacce, di indifferenza da parte di amici e docenti,Chiara, con l’aiuto dei genitori, riesce a rompere la barriera di deferenza passiva nei confronti delle compagne e si iscrive a uno sportello di ascoltogratuito che, con il tempo, le insegna ad accettarsi e a superare le insicurezze. Le insegna a entrare in contatto con le sue bulle e a difendersi. Ma non rispondendo in maniera violenta. La ragazza, nella sua enorme maturità e forza d’animo, evade lo schema e,all’ennesimo abuso ricevuto, sorprendentemente, ci ride su.Una risata apparentemente poco adatta alla situazione in cui si trova, eppure quella inaspettata reazione è frutto d’amore e resilienza, le due armi più potenti contro un disagio di questo genere. Lo sviluppo d’empatia la porta, una volta superata la sua posizione, a cercare di aiutare altri ragazzi in questa situazione, aiutandoli a uscire dalla pericolosa condizione di omertà che spesso complica la circostanza in maniera decisiva. Oggi Chiara è rappresentante di classe e,proprio una delle ragazze che in passato è stata tra le bulle, è diventata la sua migliore amica, è diventata la sua bule.

Redazione

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