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Il fascino discreto dei maestri. Quelli veri

 

Ci sono persone che vorrebbero insegnarti a vivere e si sentono tanto maestre. Dopo un po’ le riconosci: sono quelle che sanno le cose bene bene bene e che si ergono a “quelli che lo fanno bene bene bene”. E le cose che fanno le fanno teatralmente, prendendosi il loro tempo, e anche il tuo, che non ce ne hai. E mentre sei alle strette e sempre di corsa, loro che stanno investendo in te ti piombano alla sedia. E tu devi “ascoltare” e imparare. Da queste persone, tipicamente, è difficile imparare. Poi ci sono persone che non vorrebbero insegnarti niente, e non vorrebbero proprio essere maestre. Ti rifuggono ogni volta che le cerchi, e quando chiami loro rispondono distrattamente perché stanno facendo altro. Proprio come gli adulti che non hanno figli, che più rifuggono i bambini più i bambini gli si appiccicano, le persone che non vorrebbero insegnarti niente perché hanno troppo da fare, tu le segui. Affascinata. Perché vuoi imparare. Di queste persone è difficile annoiarsi. Scrivo oggi di maestri e maestre perché dal giorno in cui vidi stampato sul citofono del palazzo di Milano dove stavo traslocando il nome di Luisa Pronzato ho capito che era destino che abitassi in quella casa. Se non era omonimia, lì abitava la giornalista che leggevo con più piacere e di cui spesso mi trovavo a dibattere gli articoli. Sembrava, infatti, una giornalista che – oltre che scrivere benissimo – sapeva proprio divertirsi. Da quel giorno ho inseguito molto Luisa Pronzato. Di tutta risposta lei mi ha salvato sul cellulare neppure col mio nome. Che sul suo cellulare ancora oggi – credo siamo diventate molto amiche – mi legge come Urcina. Non so dire perché. Però so che questa sua fretta di rincorrere la vita, e di non insegnare assolutamente nulla a nessuno mi ha fatto venire voglia di leggere le sue letture, e le sue scritture, e di capire le sue amicizie. Stessa cosa, più o meno, è accaduta con Goffredo Fofi. Persona che ti apre la porta, a Roma, e ti prepara il caffè. Tutti lo chiamano maestro perché lui non pontifica. Più che altro, cucina. Le persone che vanno di fretta è perché hanno sempre sete e fame. L’editoriale di oggi è dedicato a loro. Che non hanno il tempo di pontificare ma che nel loro angolo di mondo riescono a costruire reti fittissime di relazioni, informazioni, bellezza e generosità. E che con il poco tempo che hanno, pur non volendo insegnare, lasciano un’impronta indelebile in chi li conosce. Una specie di tatuaggio che dice “che vuoi, Urcina?”.

Redazione

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