A lungo la Luna è stata vista come perfettamente asciutta desertica: giusto nell’ultimo decennio, gli scienziati hanno iniziato a ipotizzare – con buon margine di certezza – che le cose non stessero esattamente così. A spazzare via ogni dubbio ci ha pensato la sonda spaziale cinese Chang’e-5. Atterrata sulla luna ancora a fine 2020 col compito di mappare la superficie attorno a sé, è riuscita recentemente a “catturare” con assoluta precisione la presenza di alcune molecole d’acqua. Anzi, per la precisione non si tratta di acqua ma di un liquido assimilabile, l’idrossile lunare (mentre l’acqua ha due particelle di idrogeno per una d’ossigeno, l’idrossile ne ha solo una). Non bisogna comunque immaginarsi la Luna come un posto di stagni e laghetti. Tra l’altro queste particelle “liquide” non derivano direttamente dal suolo lunare ma sono state trasportate nel tempo dai venti solari. Per la precisione, i venti lunari hanno trasportato le particelle d’idrogeno, che a loro volta sono entrate in simbiosi con quelle di ossigeno già presenti sui minerali che ricoprono la Luna. a ogni modo, la concentrazione di “acqua” è di circa 120 grammi per 1 tonnellata di suolo lunare, percentuale che aumenta leggermente nel caso delle rocce lunari (180 grammi). La vera sorpresa arrivata analizzando i dati trasmessi da Chang’e-5 è forse un’altra: è ragionevole credere che sulla Luna ci sia stata dell’attività vulcanica molto più recente rispetto a quanto finora immaginato.
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