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Il mondo dell’informatica sta cambiando più di quello che crediamo (e vediamo)

 

In fondo il principio è semplice: esattamente come i grandi matematici capaci di risolvere problemi complessi sviluppando tutti i passaggi sono stati soppiantati dalle banali calcolatrici (tolte naturalmente le frange più estreme della ricerca accademica), lo stesso potrebbe accadere nel mondo dell’informatica con chi scrive codice. Oggi, per quanto riguarda quest’ultimi, si tratta delle persone che hanno il “potere”: quelle insomma a cui ci si affida per sviluppare siti, app e quant’altro. Ma in un futuro non troppo remoto, scrive in uninteressante contributo su MediumFadinGeek, il loro ruolo potrebbe diventare semplicemente irrilevante. …o, meglio ancora, radicalmente mutato. Nel momento in cui il coding sarà eseguito in maniera automatica e sarà in grado di svilupparsi da solo – è sempre più presente il meccanismo della Artificial intelligence nell’informatica, con comandi in grado di adattarsi da soli a mutate condizioni attorno a sé – conoscere a menadito i linguaggi informatici non sarà più una conoscenza strategica come adesso. Questo potrebbe aprire nuove, interessanti prospettive: liberi dei limiti di tempi e impegno nello scrivere codice, gli esperti del settore potrebbero riuscire a esplorare e conquistare frontiere ora inimmaginabili. Ma anche, come sempre accade, perché c’è sempre un’altra faccia della medaglia, tutto questo potrebbe rischiare di farci perdere controllo e conoscenza sui processi informatici, con conseguenza imprevedibili. La sigla da tenere a mente è ncdp (no-code platform development), già appannaggio di realtà come a esempio bubble.io, che promettono di darti la possibilità di costruire delle app senza dover scrivere nemmeno una riga di codice. Ciò che un tempo sembrava avanzatissimo e alta scienza solo per iniziati, come i linguaggi di programmazione C++, python o Java (tanto per citare i grandi classici), a breve rischia insomma di diventare irrilevante preistoria. Tipo, lo stesso effetto dello scrivere i libri a mano con una stilografica uno per uno, invece di stamparli dopo averli scritti (e controllati, e modificati…) al computer. Tant’è che molti di noi ormai scrivono sempre meno – lo fanno al massimo solo per firmare documenti. Ve ne siete accorti? È nell’ordine delle cose; ma da profani, fa comunque impressione: sì, anche l’informatica, la più avanzata e “visionaria” delle discipline, è entrata in una fase in cui certe azioni che oggi sono pilatri e fondamenta domani o dopodomani sono già preistoria inutilizzabile. E questo appunto dovrebbe portare tutti a interrogarsi con attenzione dove – e in quali condizioni – può portarci il progresso tecnologico e informatico in atto, dove vogliamo che ci conduca. Un progresso tecnologico di nuova generazione e con nuove dinamiche che sta accadendo sotto i nostri occhi; e forse nemmeno ce ne stiamo davvero accorgendo. Anche perché inizia a fare da sé, questo progresso, e ci richiede sempre meno impegno per controllarlo e guidarlo. Bello, tutto ciò. Ma attenzione.

Redazione

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