Categories: Diritti

La popolazione degli invisibili, grande quanto un capoluogo di provincia

 

In Italia li chiamiamo senzatetto, in Francia clochard, negli Stati Uniti homeless. Quasi sempre, comunque, sono gli “invisibili”. Nel Belpaese sono in tutto 150 mila, tra chi non ha un tetto sopra la testa e altri senza fissa dimora, o che vivono nei campi attrezzati e negli insediamenti tollerati o spontanei. Lo dicono i dati Istat aggiornati al 2014, anche se al momento è in corso un censimento per il 2021. Ma il numero era in aumento già allora. Nel 2011, infatti, erano 125mila, compresi quelli che vivevano “nei campi attrezzati, nelle baracche, nei garage e nelle situazioni di fortuna”. E in 35 mila non avevano un tetto sotto cui dormire. Nel 2014, l’Istat ne contava già circa 50 mila, facendo riferimento alle “persone senza fissa dimora che, nei mesi di novembre e dicembre 2014, hanno utilizzato almeno un servizio di mensa o accoglienza notturna nei 158 comuni italiani in cui è stata condotta l’indagine”. Sono 2,43 ogni 1000 persone tra la popolazione regolarmente iscritta presso i comuni considerati. Quelli che per l’Istituto Nazionale di Statistica rappresentano “un universo variegato e di difficile intercettazione sul territorio”, sono spesso ben visibili sotto i portici delle nostre città, all’ingresso dei supermercati, nei rifugi e nelle stazioni, in cerca di sollievo dal gelo dell’inverno. Per il decreto sicurezza del 2017, erano una minaccia per il “decoro delle città”: era stato Matteo Salvini, allora ministro dell’Interno, a introdurre l’articolo 669 bis nel codice penale relativo al reato di “accattonaggio molesto”. Con la pena dell’arresto da tre a sei mesi e l’ammenda da 3 mila a 6 mila euro, colpiva chiunque esercitasse “l’accattonaggio con modalità vessatorie o simulando deformità o malattie o attraverso il ricorso a mezzi fraudolenti per destare l’altrui pietà”. La norma non è stata modificata da Luciana Lamorgese, l’attuale ministro dell’Interno. È, infatti, il Viminale a conservare la posizione anagrafica dei senza fissa dimora, che possono stabilire la residenza nel luogo del proprio domicilio e, in mancanza di questo, nel Comune di nascita, oppure fissarla in una via fittizia territorialmente non esistente, che assume però valore giuridico. Consente, cioè, di richiedere i documenti d’identità e la tessera sanitaria. Ma senza alcun servizio efficace che consenta l’effettiva reperibilità della persona, questa residenza “fittizia” non è sufficiente a garantire l’accesso ai diritti riconosciuti dallo stato sociale, come quello alla salute e all’assistenza. Anche le architetture cittadine, spesso, mostrano la propria ostilità verso chi non ha fissa dimora: le cosiddette “architetture ostili” sono costruzioni che rendono difficile la permanenza sulle panchine nei parchi, davanti ai negozi, sui blocchi di cemento in mezzo alle piazze. Avete presente gli spuntoni di ferro fissati sui tetti per allontanare i piccioni? La logica è la stessa. L’idea è mantenere un certo ”ordine sociale”. A Milano, nel 2014, era comparsa una panchina con tre braccioli metallici (ai lati e in mezzo) e nel 2018, secondo Pandora rivista, dei commercianti avevano installato dei dissuasori in acciaio davanti alle vetrine dei negozi. Ancora oggi, a Napoli e non solo, vengono usati cancelli, listine di cemento, divisori e sbarre lì dove un uomo o una donna senza una dimora potrebbero trovare riparo. A metà dicembre la polizia locale del Comune di Milano, scortando i mezzi dell’Amsa – l’azienda che si occupa della pulizia delle strade e altri servizi essenziali per l’ambiente e il citato decoro delle città – ha buttato via coperte e materassi dei senzatetto che avevano creato alloggi di fortuna nei sottopassi dei binari sotto alla Stazione Centrale. Alcuni degli sfollati, circa 30, hanno accettato di portare sacchi a pelo e oggetti personali al mezzanino gestito dalla fondazione Fratelli di San Francesco, lì presente da molti anni. Gli altri, però, si sono dispersi in cerca di altri rifugi notturni. La povertà in Italia riguarda il 7,7% delle famiglie e il 9,4% degli individui. Una cifra che non fa altro che aumentare. Tra le oltre 50 mila persone attualmente (si fa per dire, in attesa del prossimo censimento) senza fissa dimora, molti, secondo l’indagine Istat, prima di ritrovarsi per strada, avevano una casa. Uno degli obiettivi previsti dal PNRR riguarda la costruzione dei Centri Servizi per il contrasto alla povertà. Si tratta di stazioni che offrono accoglienza notturna, servizi sanitari e dei servizi di ristorazione, lavorando nel frattempo anche per inserire chi vi trova rifugio nel mondo del lavoro. Grazie ai nuovi fondi del Piano di Ripresa e Resilienza, sono numerose le iniziative volte a migliorare le condizioni dei senzatetto (o delle città, a seconda della prospettiva). Per esempio, il Comune di Milano ha investito oltre 3 milioni di euro per finanziare, da aprile 2022 a febbraio 2023, il sistema di accoglienza residenziale per persone adulte in stato di grave emarginazione, implementando e sperimentando alcuni elementi innovativi. Si tratta di 830 mila euro in più degli anni precedenti, per creare soluzioni abitative di piccole dimensioni per coloro che rifiutano l’ospitalità nei grandi centri. Ma il 2022 è ancora lontano e il freddo è appena cominciato.

Redazione

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