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Facebook rimuoverà le offese verso giornalisti e attivisti

 

Facebook considererà anche attivisti e giornalisti come figure pubbliche “involontarie” per limitare molestie e attacchi online nei loro confronti. La scorsa settimana l’ex data scientist Frances Haugen, in aula davanti al Congresso americano, ha accusato la società di aver scelto troppo spesso il profitto a discapito della protezione dei propri utenti. Così Facebook ha deciso di ampliare le proprie policy, mirate a bloccare i contenuti che degradano o sessualizzano i personaggi pubblici, includendo nella categoria anche giornalisti e attivisti, troppo spesso messi a tacere dalle ripetute molestie online. Alcuni gruppi legati a governi autoritari, infatti, hanno spesso organizzato abusi coordinati nei confronti di reporter e dissidenti per rendere difficoltosa la loro attività. Antigone Davis, responsabile della sicurezza globale di Facebook, ha dichiarato: “Non permettiamo questi atteggiamenti sulla nostra piattaforma, ma quando accade, agiamo”. Le critiche rivolte ai personaggi pubblici sono già controllate dalla piattaforma, che però vuole intervenire in particolare su quelle figure che “sono sotto gli occhi del pubblico a causa del loro lavoro”. Il problema sta sia nella violenza che questi contenuti possono avere nei confronti delle vittime, sia nell’attacco alla reputazione di personaggi pubblici. “Abbiamo apportato queste modifiche perché attacchi come questi possono minare l’aspetto di un personaggio pubblico, il che non è necessario e spesso non è correlato al lavoro che questi personaggi pubblici fanno”. Ad oggi la società fa una distinzione tra personaggi famosi e utenti privati nelle discussioni online: a esempio, gli utenti sono autorizzati ad augurare la morte a una celebrità, a condizione che non la tagghino direttamente, mentre le azioni dei profili pubblici sono costantemente monitorate. In attesa di un approccio più critico anche su azioni di questo genere che passano inosservate, le autorità di regolamentazione globali che controllano le pratiche di moderazione dei contenuti tengono Facebook sotto tiro.

Redazione

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